Premio Tenco live @ Teatro Ariston, Sanremo 24/10/2026
Dal terremoto rap di Fabri Fibra e Frankie hi-nrg mc alla sorpresa al “patron” Antonio Silva, una girandola di emozioni chiude il Premio Tenco 2026
“In un periodo dove tutto sembra perduto, dall’amore al diritto internazionale, Guccini attraverso questa canzone, “Dio è morto” (fil rouge del Tenco ‘26) ci ha insegnato che una speranza c’è”. Silvia Boschero, conduttrice radiofonica e presentatrice della serata ha poi aggiunto: “devo risolvere una questione: Antonio Silva, alcune settimane fa ha inviato a noi conduttori una mail dettagliatissima con 8 punti e un riepilogo. Eppure non mi sento ancora sicura. Ho bisogno di te sul palco. Antonio, sali, c’è una sorpresa per te. Non te l’aspettavi eh?”
Il direttivo del Club gli ha assegnato uno speciale Premio Tenco 2026: nell’ironica motivazione, si racconta che “la forza propulsiva lo trasformò da studente cattolico a sindaco comunista di Ceriano Laghetto. Era il 1968. Un giorno, per caso, finì a Sanremo e Il visionare Amilcare Rambaldi lo ingaggiò in quest’avventura. Tra le sue caratteristiche? L’espressione più pura dell’arte del cazzeggio”.
“Vorrei aver 20 anni meno per fare una piroetta. Che bello, mi fate più che commuovere. E ci sono anche qui i miei alunni della 5b di Meda di 40 anni fa. Quante emozioni stasera”.
Giulia Mei, giovane cantautrice che ha inaugurato la serata con un’esplosione elettronica dubstep alternata ad assoli di classica (piano, archi), una variegata e originale miscela condita da testi provocatori e dissacranti. La libertà è una bandiera di cui non dobbiamo vergognarci mai.

Juan Carlos “Flaco” Biondini ha ricevuto il Premio Yorum, dedicato alla storica band turca che purtroppo nel 2020 ha perso 3 dei loro musicisti morti in carcere.
“Scudiero” di Guccini e amico di una vita, “con la sua chitarra – scrivono nella motivazione – ha avvicinato il partigiano Johnny e Che Guevara”. Un artista che racconta la resistenza dei ragazzi argentini non vogliono tornare invisibili, delle donne che lottano contro la misoginia.
Flaco ha raccontato la lunga amicizia con Francesco, fatta anche di simpatici battibecchi.
Il Premio Siae a Francesco Guccini è stato consegnato direttamente a Flaco. È il simbolo di un evento importante: depositò la sua prima canzone “Dio è morto nel 1967”, un’autentica. svolta nella musica italiana.
Tra i brani interpretati da Flaco, anche “Poema al Che”, musicata da lui su un testo del 1968 di Montalbán, ispirato agli scritti di Ernesto Che Guevara. “Come faccio a musicare? – mi chiesi – fu proprio Sergio Secondiano Sacchi a insistere. Francesco, mosso a gelosia, l’ha voluta musicare in italiano, ah, questa è ordinaria amministrazione tra me e lui. Ora mi arriva un fulmine…” ha aggiunto con un sorriso.
Claudia Crabuzza, cantautrice sarda, ha condiviso il palco con Biondini dedicando a Sergio Sacchi e Sergio Staino un’ironica canzone per la loro amicizia.
Premio Tenco operatore culturale è andato allo storico Cesare Bermani, a consegnare il premio Fausto Bertinotti, che ha parlato dell’importanza della “cultura popolare, quella raccontata da Bermani, quella degli operai e delle mondine, quella contro il potere”.
Poi sono arrivati i Premi Tenco alla Carriera: il primo al cantautore genovese Max Manfredi e ai suoi stornelli folk tra chitarra e violino dal sapore agrodolce.

L’altro artista ad aggiudicarsi il Premio alla Carriera è stato Frankie hi-nrg mc, il primo rapper cantautore in Italia. Nella motivazione si legge “per l’attitudine morale e mai moralistica, per il poetico realismo”. Un omaggio alla cultura hip hop che vuol dire antirazzismo, uguaglianza, difesa dei diritti.
“Grazie al Club Tenco che ha pensato a me – ha detto Frankie – ricordo che intervistai Luca De Gennaro per un giornalino, era il 1991 e ritornando in auto ho scritto “Fight da faida”.
Dal progetto “Voce e batteria” nasce un album e un tour con il batterista Donato Stolfi, Obiettivo? “Ridare potere alla parola”. E così tra colpi di cassa e rullante, richiami vocali ripetuti dal pubblico, ha intonato “Faccio la mia cosa”, datata 1993. Poi ha raccontato di “un amico sparito, cercavo di capire perché. Allora ho scritto una canzone e sono andato in analisi con i soldi della canzone. Andate in analisi: fa bene a chi la fa, ma fa benissimo a chi gli sta intorno”.
Sulle note del nuovo brano “Autodafè e batteria”, featuring con l’altro grande protagonista del Tenco per la prima volta ospite della rassegna, Fabri Fibra.
“Frankie per me è il Guccini del rap. I rapper sono autodidatti, cresci sui dischi che ascolti, devi andare ai concerti, trovare il tuo modo di raccontarti. Frankie usava un lessico alto, ho provato ma ero la brutta copia. Ho iniziato a parlare della mia provincia, ho trovato la mia chiave”.
Fabri, che ha regalato al pubblico le sue rime potenti e chiare, ha appena pubblicato un nuovo album con Neffa, “Zahratustra Style”. “Ci siamo noi che camminiamo sopra l’abisso artistico, è un attimo perdersi. Parliamo di noi, della paura di fallire, della pazzia di voler stare sempre sotto i riflettori”.

Infine Premio Tenco alla Carriera anche a Enzo Avitabile, “un uomo che ci ha regalato 60 anni di musica”. “James Brown mi disse: torna alle tue radici fai la tua musica”.
Un bel medley di incursioni mediterranee, dall’Italia del sud alla Turchia, con suoni psichedelici che hanno incantato il pubblico in una sorta di antico rituale.
Tra i brani anche “Don Salvatò”, “la faceva Guccini a casa sua e poi la riprese Mina”.
Essendo un sassofonista, Enzo volle creare qualcosa di diverso: “ho fatto costruire il saxello, metà sassofono e metà ciaramella”. Un suono ipnotico, accompagnato dal ritmo del tamburo a cornice e dall’invito ad alzarsi tutti in piedi, in una danza collettiva.
E, finita la festa, Antonio Silva è salito sul palco: “non mi sono ancora ripreso. Si chiuda il sipario sul Tenco 2026. Buonanotte, bastardi!”


