The Fleshtones Live @ MONK, Roma – 29/10/2026
Vedere dal vivo un gruppo esordito nell’industria del disco quasi cinquant’anni fa è ovviamente tutt’altra cosa rispetto all’essersi goduti l’esibizione degli stessi musicisti all’epoca in cui avevano raggiunto il culmine della carriera.
La performance dei Fleshtones nel cartellone del MONK si prospettava insomma allettante ma era anche plausibile non nutrire grandi aspettative sulla riuscita di un concerto tenuto da quattro signori un po’ attempati.
Il primo pezzo interpretato dalla band è bastato a spazzare via qualsiasi dubbio. Peter Zaremba e compagni, veri e propri animali da palcoscenico, sono una forza della natura. Danno vita a uno spettacolo stravagante, pieno di brio e buonumore, inframmezzato da siparietti surreali che evocano scenette a la Monty Python.

Tra incursioni in mezzo al pubblico durante l’esecuzione delle canzoni, piroette, parodie di pose da rockstar, sferragliare di corde della chitarra elettrica mandata spesso in feedback e frasi ripetute ironicamente un’infinità di volte (“Stasera! I Fleshtones! Sono a Roma!”), i musicisti propongono un set travolgente.
“Stasera! I Fleshtones! Sono a Roma!”
A rotta di collo, una miscela irresistibile di rock and roll, beat, garage, sonorità surf e punk-rock fa tremare le pareti del locale. Si fa baldoria trascinati dalla vivacità e dall’energia dirompente della musica mentre i quattro gigioneggiano senza una sbavatura. L’affiatamento tra di loro stupisce; sembrano non prendersi sul serio ma suonano con una precisione millimetrica.
Vale la pena citare ‘Going Back To School’, che apre le danze col suo ritmo incalzante; la chitarra ronzante di ‘New Scene’; ‘You Gotta Love, Love’ e ‘Dreaming About Work’, con la prima discesa tra gli spettatori; la melodia di ‘I’ve Gotta Change My Life’ e le cadenze di ‘Dick Tracy’; l’armonica a bocca che punteggia ‘The World Has Changed’.
Le rullate della batteria e la distorsione spaccatimpani fanno vibrare il MONK nel corso di ‘I Surrender!’; la sei corde surf di ‘You Say You Don’t Mind It’ viene controbilanciata dai suoni più sporchi e impetuosi di ‘Soulshake’. In ‘All Around The World’ spiccano la tastiera Farfisa e il falsetto del chitarrista. ‘American Beat ’84’ è un gioiello di armonie. In chiusura, un omaggio al Solomon Burke di ‘Everybody Needs Somebody to Love’.
Un concerto divertente e appassionante eseguito con trasporto da adolescenti. Freschezza giovanile mantenuta col rock and roll.
- New Song
- Bigger and Better
- Back to School
- New Scene
- You Gotta Love, Love
- Way of the World
- Child of the Moon (cover dei Rolling Stones)
- Dominique Laboubée
- I’ve Gotta Change My Life
- Kamikaze Pilot (cover degli Hoodoo Gurus)
- The World Has Changed
- You Say You Don’t Mind It
- I Surrender (cover di Bonnie St. Claire)
- Remember the Ramones
- Soulshake (cover di Peggy Scott & Jo Jo Benson)
- My Kinda Lovin / The Crossroads Are Coming
- I’m Not a Sissy
- Alright (cover dei Searchers)
- Float Your Showboat
- American Beat


