Indie 14 Aprile 2009

Spring Tides

Tra shoegaze, post-rock, new wave e dream pop, le sottili ma ricercate riflessioni della neo-uscita firmata Jeniferever

Artista
Jeniferever
Etichetta
Monotreme Records

Riserva indubbiamente carattere la seconda prova degli svedesi Jeniferever a tre anni da Choose A Bright Morning che ne aveva scandito le più chiare sembianze tra melodia, scatti ritmici in esplosiva emotività, rifrazioni in new wave ed intransigenti catartiche partiture in chitarra.
Le strutture operano direzione certa a ridosso delle più conosciute atmosfere post-rock ma non per questo lontane da nostalgie in shoegaze od originali poetiche in dream pop, il tutto concesso a un autunnale sfuggente intimismo enfatizzato da congeniali arpeggi e rarefazioni di semplice ma appassionata visionarietà.

La sostanza sonora è delle più malleabili ma non per questo priva di struttura, concessa a ricercati e ricamati cambi di voluta, dalle circolarità sospese di Green Meadow Island, passando per le assistite sovrapposte inquietudini di Concrete And Glass a cui non si nega neppure un giro di archi o un consapevole primo piano in batteria (Ox-Eye).
Il perimetro di Spring Tides non è mai scontato ma, è proprio questa la formula a cui convenire per dare garantita guida vocale, quella impeccabile di Kristofer Jonson, mentre alle parti in strumentale spettano le carezze e le maestrie di St. Gallen , i cullati rifugi Nangijala più limpidi e suadenti Lives Apart o i confini a cui non poter sottrarsi The Hourglass.
A colpire è una certa scuola, figlia delle realtà migliori, quelle a cui il naturale è tratto da sicura forza in cui offrire affreschi in dilatazioni, tocchi in corde o sfregi umoristici, il tutto con il più vivo significato e la più rara grazia.

Un quartetto svedese con oltre 250 date alle spalle e in tutta Europa capace di una garantita presa su disco, e viste le premesse certo non faremo a meno neppure di un live!