Blood From Stars
Una sorpresa in positivo che getta una luce nuova su questo “ordinary man” dedito da molti anni al blues, diventato ora un compositore squisito e raffinato, nonché valido esecutore ed interprete
Nuovo album per Joe Henry, l’undicesimo per la precisione, del songwriter americano esponente da sempre di un rock blues caldo e fumante.
Su questo “Blood From Stars” però Joe Henry si supera, inserisce citazioni jazz, ci offre delle liriche ispirate e pregnanti che sono il contenuto più appropriato a brani spesso dolenti, ruvidi e sofferti, come “The Man I Keep Hid”, per esempio, un blues atipico, un pezzo davvero affascinante. Gli arrangiamenti sono meno ricercati, i suoni sono più ruvidi, più elettrici e carichi di tensione rispetto all’album di due anni fa. Brani come “This Is My Favorite Cage”, “Death To The Storm” , “Bellwether” , “Truce” e “Over Her Shoulder” sono brani ricchi di poesia e di swing, un po’ come certe ballate struggenti di Tom Waits. Una sorpresa in positivo questa, che getta una luce nuova su questo “ordinary man” dedito da molti anni al blues, diventato ora un compositore squisito e raffinato, nonché valido esecutore ed interprete.
Al disco hanno collaborato Marc Ribot e Jason Moran, musicisti di valore assoluto, che hanno fornito diversi stimoli compositivi ad un Joe Henry in stato di grazia. Sul finire dell’album potrete ascoltare “Stars”, una blues ballad davvero eccellente, dotata di un crescendo di fiati molto emozionante. Davvero un gran bel disco, un opera riuscita ed importante. Da ascoltare.
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