Indie 26 Aprile 2010

Wake Up The Nation

Un po’ poco per un artista che non sforna una canzone decente dal 2005 (“Come On/Let’s Go”) anche se risulta apprezzabile nei suoi tentativi di svecchiare il sound con qualche invenzione sonora in fase di arrangiamento

Artista
Paul Weller
Etichetta
Island

Decimo album in studio per il padrino della Mod Music Paul Weller, che per la prima volta dopo ventott’anni incrocia nuovamente il suo percorso artistico con un membro dei Jam (il bassista Bruce Foxton fa la sua comparsata in una manciata di brani) presentando al mondo quello che dovrebbe essere – stando alle solite dichiarazioni di rito – il suo disco più innovativo e sperimentale degli ultimi quindici anni, o perlomeno dai tempi degli Style Council.

Innovare e sperimentare dopo quasi trent’anni di onesta ma mai strabiliante carriera? 7 & 3 Is The Strikers Name (con la collaborazione di Kevin Shields dei My Bloody Valentine) e Up The Dosage i due interessanti collage sonori posti a fine disco (ed introdotti dal discreto strumentale Whatever Next) sono un buon esercizio, ma ad esclusione di qualche effettino spruzzato qua e là Wake Up The Nation sembra essere piuttosto un lungo, solido ed a volte scialbo concept album basato sul solito songwriting rock’n’roll alla Weller, nel quale spicca dal mazzo il primo singolo estratto No Tears To Cry e poco altro. Qualche soddisfazione in più, invece, per i fans del Weller soul version i quali troveranno in Aim High una gradita sorpresa: un funky vecchio stampo e dalla produzione impeccabile.

Il resto del disco scivola via, ad eccezione forse della discreta Trees, nella più assoluta anonimia ed è, sinceramente, un po’ poco per un artista che non sforna una canzone decente dal 2005 (Come On/Let’s Go) anche se risulta apprezzabile nei suoi tentativi di svecchiare il sound con qualche invenzione sonora in fase di arrangiamento, come dimostrato anche dagli interessanti remix presenti nel secondo cd della versione deluxe rintracciabile nei negozi. Ma c’è di meglio in giro.