Indie 8 Dicembre 2010

Whole Again

Una vera e propria evoluzione rispetto al recente passato, e manca davvero poco prima che il grande pubblico sia pronto ad accogliere una nuova stella

Artista
Jont
Etichetta
Unlit Records

L’auspicio, spontaneamente manifestatosi in seno alla recensione di Supernatural (album del 2008), di una maggiore varietà stilistica capace di spostare il baricentro lontano da quell’impostazione prettamente acustica e sussurrata che tanto faceva sembrare Jont un banale clone di Damien Rice o peggio di James Blunt sembra aver trovato positiva soluzione.

Il ragazzone londinese ha talento da vendere e le sorprese in Whole Again</i< non mancano, a partire, finalmente, dal supporto di una band (novità introdotta già dal precedente album Set It Free, pubblicato ad inizio anno) e da una ispirazione compositiva intatta se non addirittura, ora, meglio canalizzata.

Wild Beast è l’incipit che non t’aspetti: ritmo incalzante, voce potente ed un’atmosfera che svolazza con energia tra Springsteen e Jackson Browne. Un brano fresco e nuovo, buono quanto il successivo Rescue Me, il quale, insieme a Paper Cup, è l’unico esempio che riporta alla mente i sentieri percorsi in Supernatural.
Ma la cosa più piacevole è constatare l’assenza di brani minori o poco piacevoli, e di questo va dato particolare merito al songwriter inglese ed al suo particolare gusto per la melodia e i ritornelli orecchiabili e raramente banali. Segnalare esempi sarebbe, ora quanto mai, pleonastico tanta è la piacevolezza divelta da ogni singola traccia. Anche se è un peccato non citare almeno il modo in cui il pulsante basso o l’hammond riescano a colorare in profondità brani come Maylight, On My Way, Love Gave Me A Sign e lo stupefacente rap di Karma Song. Una vera e propria evoluzione rispetto al recente passato, e nonostante quella sensazione di “già sentito” (sottolineata due anni fa) sia sempre dietro l’angolo, manca davvero poco prima che il grande pubblico sia pronto ad accogliere una nuova stella.

Ben fatto Jont!