San La Muerte
I San La Muerte, in questo primo album, non sentono l'esigenza di creare una propria personalità musicale ma sembrano limitarsi ad un gioco di incastri dei loro generi di riferimento.
- Artista
- San La Muerte
- Etichetta
- Gas Vintage Records
Se Lucio Battisti fosse nato negli Stati Uniti molto probabilmente non suonerebbe in maniera tanto diversa dai San La Muerte. L’omonimo album della band di Leo Pari è un agglomerato di rock’n’roll con tutti i crismi e i luoghi comuni tipici del genere. 45 minuti tra chitarre slide, pedali wah-wah, ballate country-rock, assoli blues e un richiamo, a volte un po’ forzato, al cantato Battistiano.
Dopo aver fondato l’etichetta Gas Vintage Records e aver inciso due album da solista, Leo Pari ricomincia dagli albori del rock “West Coast” e si lascia accompagnare in questo viaggio dagli amici di sempre: Renzo Fiaschetti (chitarre), Matteo Pezzolet (basso) e Michael Accardo (batteria).
Dopo un inizio travolgente con la title-track e “Mr. Even” l’album abbassa il ritmo con le chitarre acustiche della ballata “The Donor”, unico pezzo cantato completamente in inglese. Si perdono un po’ i colpi con le successive “Ghost and Machines” e “A Still Infinite Sunhine” che vorrebbero rimandare al blues dei Cream ma ricordano, invece, il ‘blues made in italy’ di Zucchero, Britti & Co.
“Il Richiamo” e “Terra Sotto i Piedi” sono un esplicito omaggio a Lucio Battisti ed Edoardo Bennato, mentre la ballata “Il Duello” e il country di “Una Donna in Due” sono tipici pezzi da ‘SanremoGiovani’ senza troppe pretese.
L’album si chiude con la splendida cavalcata di “Domani Smetto” che ricorda i Litfiba di “El diablo” ma con un timbro vocale virato decisamente sulle alte frequenze e “Roman Blues” che riprende l’incipit di “About A Girl” dei Nirvana e la trasforma in un quasi-rap con rime, purtroppo, alla Jovanotti.
Registrato quasi interamente in presa diretta, strumentazione vintage, impregnato di blues (e anche un po’ di rock commerciale, a dire il vero) l’album dei San La Muerte riesce a mescolare la tradizione italiana più radiofonica al rock classico anni ’70 ma non sentono l’esigenza di creare una propria personalità musicale e sembrano limitarsi ad un gioco di incastri dei loro generi di riferimento.
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