Emergenti 25 Giugno 2011

Legna

In sostanza è un disco genuino come pochi altri degli ultimi mesi, tipo quelle sagre di paese dove senti ancora l’atmosfera rustica di una volta

Artista
Gazebo Penguins
Etichetta
To Lose La Track

Se vi parlo della zona emiliana tra Correggio e Zocca, questo farà balzare sulla sedia (in senso positivo o negativo, onestamente ad ognuno di voi la scelta) chiunque conosca un minimo di geografia musicale italiana; ma se in mezzo ci metto i Gazebo Penguins, potete tranquillamente abbandonare ogni film mentale a cui stavate pensando perché non esiste nulla di più distante dall’estetica rock peninsulare originaria dell’area che ci aveva ormai assuefatto.

Capra, Sollo e Piter stavolta avviano una piccola rivoluzione rispetto al disco d’esordio The Name is Not the Named, sostanzialmente per l’utilizzo dell’italiano “forbito e pertinente” e perché quando il made-in-Italy crea un gioiellino come Legna è giusto sottolineare come l’orgoglio tricolore debba sprizzare da tutti i pori. Che poi a ben vedere, quando si vanno a scarnificare i testi delle otto tracce si trova un’ottima capacità di scrittura nel riuscire a raccontare le cose più semplici da un punto di vista oscuro da far drizzare la pelle. Legnate su legnate insomma, manco a farlo apposta.
L’impronta invece è più o meno la stessa dell’esordio con suoni sporchissimi, chitarre che manco fossero motoseghe, e picconate incessanti di batteria; tutto istintivo al massimo – e senza dubbio c’è qualcosa da aggiustare, anch’io “mi fermo sempre sui dettagli” – con accelerate continue e la voce feroce in stile post-punk, a momenti hardcore.

Vi vedo già a pogare sotto al palco grondanti di sudore per l’energia che sprigionano, contenti di gridare al mondo di aver perso il tram delle sei.