Fatherfucker
Seconda prova su lunga distanza per Peaches dopo “The Teaches Of The Peaches”, album che ha contribuito a far conoscere il termine “electro clash” come nuova frontiera della musica oltranzista.
- Artista
- Peaches
- Etichetta
- XL Recordings
Nuovo album per Merrill Nisker, in arte Peaches, ex maestra elementare ora dedita ad un hardcore punk a tinte forti e condito di rap e di dosi massicce di elettronica. Canadese trapiantata a Berlino, Peaches aveva già sbalordito tutti con il suo precedente “The Teaches Of The Peaches”, un album che le aveva procurato diversi consensi e che cominciava a far conoscere il termine “electro clash” come nuova frontiera della musica oltranzista. Si era interessato al fenomeno anche uno come Iggy Pop che quando sente il fragore di suoni ossessivi e metallici, saluta tutti e va ad alzare il volume. E infatti su “Kick It” l’Iguana duetta con Peaches in una serie di schermaglie liriche urlate su una base ritmica devastante, ricca di percussioni e di suoni distorti. Ma il vero biglietto da visita di questo secondo disco è rappresentato da “I Don’t Give A Fuck” un brano scatenato e ribelle che contiene un “sampler” di “Bad Reputation” vecchio successo di Joan Jett; dal fascino ipnotico invece il “beat” infuocato e perverso di “ I U She” che si occupa di relazioni sessuali e geometria piana…
Peaches non rinuncia al rap e alle campionature ma di certo si avvicina di più al “Rock And Roll” vedi la canzone omonima eseguita con Feedom, e si avventura all’interno delle crepe più oscure della psichedelia, ascolta ” The Inch” e “ Bag It”. Martellante e ventrale “Stuffe Me Up” in coppia con Taylor Savvy, mentre è fin troppo esplicita “Shake Yer Dix” un brano che evoca atmosfere da “porno movie” e che gioca molto su quei “motherfucker/fatherfucker” che determinano poi il titolo dell’album. Irriverente e sboccata Peaches procede là dove Prodigy e Chemical Brothers si erano fermati, gioca con l’elettronica e con il rock pesante, si immola con tutta se stessa alla critica del perbenismo, dell’ipocrisia e della morale comune, e traccia davvero una strada diversa per chi è sempre in cerca di nuove emozioni.


