Different Pulses
Dopo un percorso folk-rock scandito da un EP e tre album come front-man della band The Mojos, Avidan musicalmente mira a raggiungere un pubblico più vasto con il debutto da solista.
- Artista
- Asaf Avidan
- Etichetta
- Telmavar Records/Polydor/Universal
Il musicista israeliano Asaf Avidan, dopo un percorso folk-rock scandito da un EP e tre album come front-man della band The Mojos, mira a raggiungere un pubblico più vasto con il debutto da solista ”DifferentPulses”. Già famoso in patria e noto ora anche in Italia grazie al remix del suo stesso brano OneDay/The Reckoning, con questo lavoro Avidan prova a dimostrare di avere i requisiti necessari per raggiungere un’audience internazionale.
Il titolo preannuncia la varietà strumentale e sonora che viene proposta nell’album. Non c’è una direzione precisa e in questo calderone musicale si fa spazio a tutto; c’è posto per brani che non sfigurerebbero in un LP di AmyWinehouse (Love It or Leave It) o nell’ultimo Devendra Banhart (613), ritmi che sembrano provenire direttamente dal repertorio di un consumato bluesman (Setting Scalpels Free e la title-track Setting Different Pulses), cupe atmosfere alla Massive Attack (Thumbtacks in My Marrow) e un’interessante ballata, che per chi scrive è il brano migliore dell’album, dal poetico titolo A Gun & A Choice.
C’è da dire che Avidan con i suoi Mojos ha aperto concerti di Bob Dylan, LouReed e Ben Harper e da quello che sentiamo sembra essere rimasto influenzato dall’ultimo in particolare. Echi propri ad Harper possono essere ravvisati in Cyclamen e Turn, sicuramente tra le proposte migliori di “Different Pulses”.
Chiudono l’album The Disciple e Is This It, in cui Avidan chiede con voce spezzata “Tesoro, è tutto qui?”.
Al termine dell’ascolto il lavoro risulta musicalmente ben concepito, con buoni arrangiamenti e momenti molto intensi. L’unico appunto a sorgere (e non da poco) riguarda la voce di Avidan: capace di grande estensione ma estremamente particolare, viene da chiedersi se oltre ai già conquistati ammiratori possa appassionarne altri. In un panorama musicale in cui si è abituati alla “normalità” vocale, un uomo che per timbrica ricorda l’inglese Duffy (e non la grande Janis Joplin, come qualcuno sostiene), potrà appassionare o farà storcere il naso ai più?
A mio avviso se gli undici pezzi che compongono “Different Pulses” fossero stati interpretati da Florence Welch (Florence & The Machine) avrebbero toccato quasi la perfezione; ma così non è e purtroppo la voce di Avidan non è trascinante, al contrario finisce per disturbare. Un peccato per un album che, va ribadito, resta musicalmente estremamente interessante.


