The Treatment
“The Treatment” è dotato di una raffinata complessità: il grunge usato come spina dorsale, lo psichedelico nei movimenti e l’hard rock/nu metal sfruttati come spinta motrice per raggiungere l’obbiettivo.
- Artista
- Soul Of The Cave
- Etichetta
- New Sonic Records
Secondo album per i Soul Of The Cave, band romana formata da Giacomo Serri, Giovanni De Santis e Paolo Boni. ”The Treatment” è di grande impatto fin dalla track d’apertura, Foxes and Fruits, incrostata di suoni psichedelici a non finire. Riferimenti grunge molto chiari, invece, si trovano in New Sonic Dreamers e in Karimba Ramba, brano avvolto da caos chitarristici e vocali, indubbiamente adatta allo scatenarsi del “pogo”.
Urla e dissonanze la fanno da padrone in quasi tutto l’album, soprattutto in Friend Sheep (anche se la voce a volte viene un po’ troppo sormontata dalle partiture musicali), momentaneamente interrotte dalla ballata rock di The Present, vigorosa ed evocativa allo stesso tempo. My Sweet Deafness e la title-track addolciscono con le loro inflessioni post-rock le asprezze dei minuti precedenti, mentre in Muddle, Robin In Da Hood la tentazione del grunge è troppo forte per poter resistere e culmina nei rabbiosi scream di Azathot (con tanto di bonus track).
“The Treatment” è dotato di una raffinata complessità: il grunge usato come spina dorsale, lo psichedelico nei movimenti e l’hard rock/nu metal sfruttati come spinta motrice per raggiungere l’obbiettivo. E direi che con quest’opera seconda i Soul Of The Cave hanno fatto decisamente centro.
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