Indie 11 Febbraio 2004

Atombombproofheart

Chi apprezza certo pop rock gentile e solare, fatto di lievi accensioni gradirà le alchimie sonore degli HOGWASH.

Artista
Hogwash

Alla loro terza prova sulla “long-distance” , i bergamaschi HOGWASH mutano decisamente rotta. Se infatti nei loro primi 2 CD avevano proposto un hard-psych dove si intrecciavano pulsioni stoner e ottime intuizioni che facevano addirittura riferimento a certo acid rock sound degli early 70s (BLUE CHEER e SAM GOPAL su tutti, senza dimenticare la lezione mid 80s dei grandi OUTSKIRTS OF INFINITY), con questo nuovo disco il loro suono si è fatto nel complesso più tenue ed intimista.
Predominano atmosfere e tinte più attutite e velate che in passato, intarsi “popedelici” e leggere ballads che spesso vanno a sconfinare in territori folksy.
Si sente subito ,direi, che è un disco concepito in tutta serenità, senza alcuna pressione discografica o “trendy”, per il puro piacere di esprimere la propria passione per certi suoni . La scelta, rigorosa, di registrare volutamente il disco completamente in analogico e di eliminare qualsiasi presenza di loops , campionamenti ecc., è una conseguenza di questo atteggiamento .
Stilisticamente, il nuovo corso della band, ha alcuni punti di contatto con le rarefazioni sonore di ACETONE e primi KARATE , a tratti mi ricordano anche i BIFF BANG POW e i DINOSAUR JR. più slow.
Davvero valide le melodie e gli intrecci sussurrati e narcolettici di tracce come “Bribe”, “Pran K Calls”, “Sunday Morning” e “Imaginary Flower”. Splendida a mio avviso “Stock Phrase” , vertice pop del cd.
In definitiva un disco nel complesso più che buono . Chi apprezza certo pop rock gentile e solare, fatto di lievi accensioni , penso gradirà le alchimie sonore degli HOGWASH. Un plauso particolare va ai “matti” di Urtovox label.
In un periodo di imperante paccottiglia (per non dir di peggio!) industrial, post-industrial, post-core, post-metal,…post-digestiv, il loro lavoro in nome di certo pop carbonaro e demodé è veramente da apprezzare.