Il Faro La Tempesta La Quiete
Un allegro affresco del quotidiano raccontato semplicemente con voce e chitarra.
- Artista
- Ilaria Pastore
- Etichetta
- Tiktalik/Rollover Production
Parlando di cinema con alcuni amici ho recentemente espresso il parere che a Quentin Tarantino siano sufficienti un tavolo e alcune sedie per girare scene memorabili; penso ai protagonisti delle “Iene” che fanno colazione discutendo di mance e di Like A Virgin , al colloquio tra John Travolta e Uma Thurman in “Pulp Fiction” o alla splendida scena di Bastardi senza gloria dove un ufficiale delle SS onora il cinema tedesco bevendo birra insieme a spie inglesi e americane. Questa osservazione cinefila mi è tornata in mente ascoltando il secondo disco di Ilaria Pastore perché mi sembra che la songwriter milanese possegga lo stesso pregio: le bastano la sua voce e una chitarra per offrirci delle bellissime canzoni.
Tutto l’album infatti poggia sulla sua voce cristallina e sugli arpeggi della chitarra acustica come nei migliori album dell’americana Ani Di Franco. In queste nove tracce si parla di una relazione d’amore che sta finendo e che rischia di accendere il buio (Buio Pesto), di una ragazza che non si ama abbastanza (la bellissima Jole) e di normale vita quotidiana senza insistere sul pessimismo cosmico che spesso permea i testi dei cantautori di tutto il mondo ma svelando una soddisfatta allegria; l’aspetto migliore di queste canzoni è infatti l’energia positiva che evoca paesaggi ariosi e ricchi di colori, come nella deliziosa Tu Sbufferai con la sua anima acustica e nella più ritmata Polaroid. La spina dorsale del plot composta da voce e chitarra è in qualche caso arricchita da arrangiamenti acustici di pianoforte, fiati e una tenue batteria che completano i brani senza snaturarli; l’esempio principe è la splendida Decifrato, posta alla fine dell’opera, che con la sua intensità e con la sua bellissima melodia riesce a stabilire un equilibrio perfetto tra l’orecchiabilità e la densità emozionale.


