Emergenti 25 Aprile 2016

Infanticide

Un lavoro ipnotico, oscuro, inquieto, astratto, un viaggio metafisico in un mondo parallelo che riflette l’eco del nostro subconscio prima che diventammo grandi…Noi che non siamo stati uccisi da piccoli.

Etichetta
Auand Records

Non solo jazz. Il secondo capitolo del progetto a firma Caterina Palazzi, giovane e pluripremiata contrabbassista romana, mescola una quantità di generi che è quasi riduttivo chiamare influenze. Psichedelica, noise, blues, prog, surf. E grunge. Anche perché il titolo di questo lavoro prende le mosse da quello di una raccolta di b-side dei Nirvana (“Incesticide”) uscita nel 1992.
Qui «l’infanticidio è inteso come omicidio virtuale della visione infantile del mondo in cui è sempre il bene a trionfare e i cattivi a soccombere, come perdita di un’ingenuità ludica e fanciullesca», ha spiegato la Palazzi.
Il disco di compone di cinque lunghe tracce (dai titoli in giapponese) in cui free-jazz e rock s’intrecciano sulle note di chitarre distorte, sax, percussioni e contrabbasso, tra riverberi, musica sperimentale ed influssi nord-europei. Un lavoro ipnotico, oscuro, inquieto, astratto, un viaggio metafisico in un mondo parallelo che riflette l’eco del nostro subconscio prima che diventammo grandi…Noi che non siamo stati uccisi da piccoli.