Retriever
Questo di Ron Sexsmith è un disco consigliato a chi ha bisogno di essere confortato da una voce amica.
- Artista
- Ron Sexsmith
- Etichetta
- V2
Non fatevi ingannare dalla faccia da eterno ragazzo, il canadese Ron Sexsmith ha appena compiuto 40 anni ed è attivo da quasi 15 anni. Che l’attenzione europea su di lui sia arrivata solo con il penultimo “Cobblestone Runway” è un altro discorso che non ci interessa affrontare. “Retriever” è il suo settimo lavoro, un’opera indubbiamente matura dove il Nostro presenta le sue personali ballate con un occhio intimo e minimale, quasi sottovoce, come a voler passare inosservato.
Ad un ascolto leggero sembrerebbe il classico disco di un cantautore innamorato degli anni ’70 di Carole King, Jackson Browne e l’Elvis Costello melodico… ma andando più a fondo nell’ascolto, ci accorgiamo che in realtà “Retriever” è ESATTAMENTE così; ne sono esempi “Whatever it Takes”, “Tomorrow in her Eyes” e praticamente tutte le altre canzoni di quest’opera, che respirano quell’aria volutamente statica e nostalgica che riesce però a non scadere nella banale caricatura grazie ad un’innata onestà e una grande sensazione di fragilità che aleggia tra gli arrangiamenti regolari e mai eccessivi.
È un disco consigliato a chi ha bisogno di essere confortato da una voce amica questo di Ron Sexsmith, perché nei suoi testi intimi e sinceri e nei suoi accordi si avverte quella gustosa aria di conforto e di confidenza che chi ha amato “1972” di Josh Rouse non può non apprezzare.
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