Where’s My Utopia?
Il quartetto di Leeds era atteso alla sua seconda prova su disco dopo l’ottimo esordio del 2022. “The Overload” aveva già mostrato la loro potenzialità, relegandoli troppo presto nella nebulosa galassia delle band post punk. “Where's My Utopia?” risolve un equivoco. Gli Yard Act nel continuo flusso di impulsi che vanno dal funk, al rock all’art pop, creano un'atmosfera nostalgica e autentica, affrontando anche argomenti difficili come il capitalismo, la gentrificazione e la lotta di classe, rievocando storie personali con umorismo e intelligenza. Per il resto poco da dire, un album sostanzialmente perfetto
- Artista
- Yard Act
- Etichetta
- Island Records
Dopo il grande successo dell’album di debutto del 2022, The Overload, che gli è valso il secondo posto nella classifica degli album del Regno Unito, gli Yard Act sono arrivati alla temutissima prova del secondo disco, che per alcune promettenti band inglesi del recente passato ha rappresentato un limite creativo ed evolutivo.
Where’s My Utopia?, coprodotto dalla band e dal batterista dei Gorillaz Remi Kabaka Jr, è un disco molto, molto ambizioso e dopo il secondo ascolto merita un applauso. Perché se risulta semplicistico al primo impatto associarlo ad una gamma molto ampia di influenze (Arctic Monkeys, Gorillaz, Beck, Talking Heads e chi più ne ha più ne metta), entrando tra le pieghe delle singole canzoni, tra le deformazioni del nastro, gli incessanti intervalli di parole pronunciate, i loop inversi e gli archi, si corre il rischio di rimanere travolti da tanta abbondanza di spunti.
La formazione di Leeds, nel continuo flusso di impulsi che vanno dal funk, al rock all’art pop, crea un’atmosfera nostalgica e autentica, affrontando anche argomenti difficili come il capitalismo, la gentrificazione e la lotta di classe, rievocando storie personali con umorismo e intelligenza.
Sostenuta da una ritmica incessante del bassista Ryan Needham e condotta per mano dal cantante James Smith, la band dimostra solidi punti di riferimento e un’idea chiara dell’orizzonte che potranno percorrere dopo questa seconda pietra miliare che li consacra tra le “cose” contemporanee più interessanti d’Oltremanica.
Particolare attenzione all’emozionante “An Illusion” e passaggio obbligato per la brillantemente e abrasiva “Fizzy Fish”. Queste due brevi indicazioni per interpretare un disco praticamente perfetto


