Indie 29 Luglio 2005

Here Come The Tears

Vi ricordate gli Suede, il gruppo inglese che abbe un discreto successo nei primi anni novanta? Erano guidati da Brett Anderson, alla voce, e da Bernard Butler, chitarra solista

Artista
The Tears
Etichetta
V2

Vi ricordate gli Suede, il gruppo inglese che abbe un discreto successo nei primi anni novanta? Erano guidati da Brett Anderson, alla voce, e da Bernard Butler, chitarra solista, una coppia di tutto rispetto sul piano compositivo perché i due riuscivano sempre a miscelare con buona fortuna le tendenze “glam rock” dell’uno con il “pop rock” decadente dell’altro. Adesso, a nove anni di distanza dallo scioglimento di quella band, Anderson e Butler ci riprovano (o si riciclano) e insieme a loro per questa nuova avventura nei The Tears troviamo Nathan Fisher, al basso, Will Foster alle tastiere e Makoto Sakamoto alla batteria. Intendiamoci, il suono è noto, la formula è ben conosciuta ma, ciò nonostante, in alcuni episodi l’album risulta ugualmente piacevole, così infarcito di ballate intimiste e romantiche, curato come è negli arrangiamenti. Su tutto “ Refugees” una “pop ballad” di buona fattura, delicata e sognante, che sarà anche il primo singolo tratto dall’album, e un brano intrigante come “ Lovers “, vagamente “sixties”, gradevolmente andante, altro potenziale singolo. Da segnalare inoltre il “groove” delizioso e le conturbanti oscillazioni di “Autograph”, le atmosfere
rarefatte di “Asylum “ e la struttura melodica semplice ma indovinata di “The Ghost Of You”, una ballata vecchio stile che cattura al primo ascolto. Un discorso a parte merita “ A Love As Strong As Death”, una composizione per voce e piano, una ballata triste e sconsolata, dedicata a tutte quelle storie d’amore intense che però finiscono senza un perché e lasciano un vuoto incolmabile. Farebbe invidia agli Oasis una “power ballad” come “ Imperfection “ un brano che si muove sul sentiero ecumenico del buon “pop” britannico, corale e liberatorio. In conclusione un album che va oltre le aspettative e che trova un compromesso fra rock elettrico ed armonie pop, un disco dove sono vietate le tonalità alte, che non é mai estremo, ma molto ricercato e godibile.