Beyond Good and Evil
Ne è passato di tempo da quando i Cult hanno inciso Electric, l’album considerato il loro capolavoro
Ne è passato di tempo da quando i Cult hanno inciso Electric, l’album considerato il loro capolavoro. Nel frattempo, nel panorama mondiale sono successe tante cose: ci sono stati i Jane’s Addiction, i Soundgarden e i Nirvana, tutti gruppi che ai Cult dovrebbero essere riconoscenti. Purtoppo ci sono stati anche i Guns ‘n’ Roses, i Dream Theatre e tanti altri che della lezione non hanno capito poi molto. Tant’è, i Cult sono senz’altro stati degli innovatori, degli interpreti significativi dell’hard rock degli anni Ottanta.
Ne è passato di tempo, insomma. Ma ciò non ha impedito alla band inglese di realizzare oggi un disco non solo attuale ma anche godibilissimo, il cui limite maggiore è forse di non contenere un singolo di grande impatto come poteva essere Edie (Ciao Baby), a suo tempo brano trainante dell’album Ceremony. Per il resto, Beyond Good and Evil è un disco ruvido e caustico ma senza le esagerazioni di tanti esponenti del nu metal, più comici che incazzati. Contrariamente a questi, infatti, i Cult di veleno ne hanno, e si sente. La ricetta è quella dei vecchi tempi, a base di ritmiche estremamente solide, chitarre distorte, atmosfere vagamente tenebrose e una voce, quella di Ian Astbury, che non ha perso niente del suo smalto: lirica, potente e ispirata come la sentivamo tanti anni fa…


