Ciubirismeicheuan
Confessiamo da tempo immemore di avere un debole per le band che suonano in questo modo. Che deflagrano. Implodono e poi esplodono. Che corrono idealmente su una Mustang del '78
- Artista
- Fiub
- Etichetta
- Jestrai/Venus
Confessiamo da tempo immemore di avere un debole per le band che suonano in questo modo.
Che deflagrano. Implodono e poi esplodono. Che corrono idealmente su una Mustang del ’78 lasciando solchi severi sul tappeto di un deserto.
Gabriele Ferreri (v, ch) e Pierangelo Mecca (bt) sono però di Bergamo.
Quando si accende la spia dell’ampli e la chitarra viene penetrata dal jack ha inizio il loro personale orgasmo sonoro. Che prende il tempo esordendo con un blues infettato, ibridato e tremendamente affascinante, come solo il bel Jon Spencer e gli abitanti della galassia Fat Possum hanno saputo interpretare negli ultimi due lustri. Ma è solo l’inizio. Il duo accende gli abbaglianti ed il rombo entra a far parte del sistema cardiocircolatorio. Un condotto venoso che pulsa sangue stoner partendo dai Kyuss bruciati dal sole di “Green Machine”, passando per i dimenticati (o sottovalutati) Unida fino al geniale estetismo cazzuto dei QOTSA e ai king of the road Fu Manchu. Poco più di quaranta minuti per esporre il manifesto programmatico tra le vie bergamasche e gridare ai convenuti che il new blues dei Fiub è spesso e cazzuto come pochi altri se ne sentono in circolazione. Lodevole di circoletto rosso anche la track di chiusura – “Clocks” – che sembra uscita dalla cantina di casa Deal (Breeders of course!). Così si suona il dannato rock’n’roll! Infarcito di watt e umiltà.
In fondo la California non è poi così lontana.
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)


