Jazz 9 Luglio 2002

Ballads

Non pensiamo di scandalizzare nessuno dicendo che Sonny Rollins si può attualmente reputare il più grande jazzista vivente. Un artista che ha saputo innovare e innovarsi di continuo durante tutta la sua carriera, interpretare tutti i generi del jazz

Artista
Sonny Rollins
Etichetta
Blue Note

Non pensiamo di scandalizzare nessuno dicendo che Sonny Rollins si può attualmente reputare il più grande jazzista vivente. Un artista che ha saputo innovare e innovarsi di continuo durante tutta la sua carriera, interpretare tutti i generi del jazz del dopoguerra in modo sempre moderno e originale e che continua ancor oggi, a 72 anni suonati, a produrre tra le cose migliori che si possano ascoltare in giro per il mondo, prova ne sono gli innumerevoli riconoscimenti che ancora continua a ricevere (da ultimo, per quanto riguarda l’Italia, quello come “Miglior solista dell’anno” 2001 ricevuto da Musica Jazz).
Ma non è di questo che vogliamo parlare bensì di una recentissima ristampa che ci permette di fare un bel tuffo nel passato e rivivere alcuni passaggi importanti della sua carriera.
Tra il ’56 e il ’59 Rollins fece numerose incisioni con grandi dell’epoca, considerate tra le sue opere più importanti e si distinse per la maturità finalmente raggiunta sia per quanto riguarda la tecnica nell’improvvisazione che per la profondità spirituale impressa alle sue esecuzioni.
In “Ballads”, prodotto quest’anno dalla Blue Note, troviamo alcuni dei pezzi incisi in quegli anni e in particolare tra il ’56 e il ’57, in compagnia, tra gli altri, di Thelonious Monk, Wynton Kelly, Horace Silver, Art Blakey, Max Roach, Paul Chambers.
Si tratta, come si intuisce, di una raccolta di ballate, tutti jazz standards se si esclude un pezzo originale (Decision) e una composizione di Monk (Reflection). Per gli amanti del genere (la rilettura delle ballads ha sempre intrigato una schiera particolare dei jazzofili) questo disco può costituire un ottima occasione per riascoltare un insieme di perle del jazzista newyorkese ben organizzato e godibile nella sua sequenza.
Troviamo brani che hanno radici profonde nella cultura musicale americana, come “How Are Things In Glocca Morra?” di Dick Haymes – raramente interpretato dai jazzmen o “Poor Butterfly”, una delle canzoni americane più famose di questo secolo; “Namely You” dei grandi compositori DePaul e Mercer e l’amabile “I Can’t Get Started” di Gershwin. Quest’ultimo, insieme al brano “Softly as in a Morning Sunrise”, appartiene ad una delle migliori registrazioni effettuate da Rollins negli anni ’50, quella dal vivo al Village Vanguard del 3 novembre 1957 in cui il sassofonista, tra le altre cose, sperimenta brillantemente la soluzione del trio senza pianoforte con il contrabbassista Wilbour Ware e il batterista Elvin Jones.
Per concludere, possiamo dire che non è un caso che tra i padri ispiratori di Rollins sia stato unanimemente riconosciuto Coleman Hawkins, mirabile esecutore di ballads (gli altri due sono certamente Young e Parker). Le ballads, attraverso Rollins, hanno sempre trovato un grande interprete.
Il suono di grande espressività del suo sax tenore e il suo discorso musicale, che ha nel rigore logico e nell’austerità le proprie principali virtù, riescono a estrapolarne, con la maieutica di cui solo i grandi sono capaci, sfumature e contorni altrimenti inafferrabili.