Afterhours live @ Teatro Tendastrisce – Roma, 6 dicembre 2008
Afterhours. Solo il loro nome oramai dice molto, sono, da un bel pezzo, la rock band più completa dalle nostre parti, “completa” per usare un termine che possa coinvolgere a 360° il vocabolario italiano. Attualmente i sei sono impegnati nel tour dedicato alla reissue de “I Milanesi ammazzano il sabato”, la cornice che li vede in azione nella Capitale è il Tendastrisce.
Ad aprire il live, un inaspettato Roberto Angiolini, supportato dal nuovo violino degli After, Rodrigo D’Erasmo; la collaborazione tra i due non è una novità, infatti i loro strumenti si erano già incrociati nel 2005, per un impetuoso tributo a Nick Drake.
Manuel Agnelli, fondatore e anima del gruppo, ha cercato in tutti questi anni (quasi venti!) di trovare una formula sempre diversa, portando le linee direttive di base ad intrecciarsi, in una continua evoluzione, complici anche i nuovi elementi che dal 2005 si sono aggiunti di anno in anno, generando un suono mai statico e album da sfumature sempre diverse e inaspettate, anche dopo il passaggio al “mostro” major.
Rimasti piacevolmente colpiti dal suono potente e omogeneo della propria performance dello scorso luglio, proprio all’Auditorium di Roma, i milanesi che “ammazzano il sabato”, dall’inizio del tour, continuano ad avvalersi per alcuni live, di due elementi ai fiati e uno al theremin, che completano i già corposi arrangiamenti.
In cinque parole, gli Afterhours rasentano la perfezione.
Il concerto inizia quasi puntuale, sotto gli occhi esterrefatti del pubblico che è abituato ad aspettarsi dagli artisti come minimo una mezz’ora di ritardo. Un solitario Agnelli, con chitarra al seguito, delizia il pubblico in una particolare versione acustica di “You Know, You’re Right” dei Nirvana. Molti i pezzi vecchi, in realtà tantissimi i pezzi in generale, anche su questo gli Afterhours sono da applaudire, un biglietto che vale senza ombra di dubbio le oltre due ore di concerto vissute.
La voce di Manuel ha innumerevoli sfumature e un’estensione ragguardevole, riesce ad interpretare la totalità dei pezzi con un’intensità speciale, da pelle d’oca; nei suoi toni si può leggere passione e disprezzo, cinismo e risate, lacrime dolorose miste a proiettili di rabbia, una bocca sporca di verità spesso assolute. Dalla struggente “Pelle”, all’esplosione de “Il sangue di Giuda”, sino alle tracce più vecchie, ma raccontate con pennarelli indelebili sui cuori dei fedelissimi, “Non è per sempre”, “Strategie” e “Bye Bye Bombay”, urlate con tutto il fiato che si ha in corpo. Poi ancora “L’estate”, “Simbiosi”, “La vedova bianca”, sino ai successi più recenti, “Riprendere Berlino”, “Musa di nessuno”, “Due di noi” (l’inedito della reissue), quest’ultima cantata dal luccicante bassista, Roberto Dell’Era.
Il live si chiude con la dolcissima ninna nanna che Manuel Agnelli ha scritto per la figlia, “Orchi e streghe sono soli”, ammorbidita ulteriormente dai fiati di Enrico Gabrielli, che quasi cullano il pubblico, commosso da una traccia che racchiude un amore incondizionato e che riassume la supernova di emozioni che questi sei musicisti continuano a regalare.


