Indie 21 Febbraio 2012

Always

Tra ossesioni, incubi e paranoie, la musica scorre criptica e sibillina lasciando un "tatuaggio" indelebile realizzato con l'inchistro del tormento e della claustrofobia, ma anche mediante l'intimismo, l'anima e il silenzio

Artista
Xiu Xiu
Etichetta
Bella Union

La musica degli Xiu Xiu è sempre stata come un crogiolo astratto e distorto di sonorità in perenne contrasto e sintonia tra loro; un calderone ben ponderato di derivazioni ritmiche, atmosfere pregne di slogature sonore e deformazioni acustiche. Nata nel 2002 e con all’attivo otto album, la band ha sin dagli esordi percorso territori musicali spesso insoliti, tortuosi e audaci già a partire dalle distorsioni wave, noise ed elettroniche dell’album di debutto Knife Play, passando per Promise, per poi esplorare la finzione “pop” deformata di Fabulous Muscles. Always è l’ultimo capitolo della follia stravagante di suoni simboleggiata dall’immaginario musicale costruito negli anni dal gruppo, capitanato dalla personalità catartica e dalla vocalità acre ed acuta di Jamie Stewart.

Questo nuovo album, prodotto da Greg Saunier dei Deerhoof e mixato da John Congleton (ha collaborato con Antony And The Johnsons, Okkervil River, David Byrne, Explosions In The Sky e moltissimi altri) vede inoltre un cambio di line up con l’allontanamento dalla band di Caralee McElroy e la presenza di Angela Seo, Bettina Escauriza, Marc Riordan e Devin Hoff. Always è angoscia e decadenza che scuoia tappeti compositivi lo-fi di noise ed elettronica, lasciando spazio anche alla dolce melodia di un pianoforte o a timbriche piane, calme e prive di turbolenze acustiche. L’elettronica assume cupe sfumarure wave (Hi, Joey’s Song, Beauty Towne), o è cadenzata da una voce femminile che fa da contraltare alla struttura ritmica (Honey Suckle), oppure si fa oscura e lacerata (I Love Abortion). È invece la finezza compositiva di un pianoforte, che fa strada alla morbidezza vocale di Jamie Stewart, ad accompagnare la rarefatta e fragile The Oldness. Gul Mudin è inquieta; Factory Girl si manifesta nel suono della chitarra e delle percussioni; la conclusiva Black Drum Machine è una visione ipnotica che alterna quiete e caos.

Gli Xiu Xiu ancora una volta, pur non discostandosi troppo dal loro stile musicale ben riconoscibile, riescono a confezionare un album interessante a alternativo pregno di allucinazioni ed estasi sonore. Tra ossesioni, incubi e paranoie, la musica scorre così criptica e sibillina lasciando un “tatuaggio” indelebile realizzato con l’inchiostro del tormento e della claustrofobia, ma anche mediante l’intimismo, l’anima e il silenzio.