Classic Rock 26 Novembre 2002

Between The Buttons UK (reissue 2002)

Un profluvio di ristampe (23) per una grande band fotografata nel suo periodo più prolifico, gli anni Sessanta. “Between The Buttons” è uno dei dischi migliori della serie.

Che si sappia: scegliere uno tra i 23 album degli Stones dei 60s ristampati, rimasterizzati e rimessi in commercio in questi giorni, non è cosa facile. E’ certamente imprescindibile il triplo “The London Years”, contenente tutte le A e B-sides pubblicate tra il ’63 e il ’69. Trattasi, però, di una compilation uscita di recente (ossia negli anni ’80) e perciò (solo per ciò) scartata. “The Rolling Stones”, l’esordio a lunga distanza datato 1964, è uno dei miei preferiti, ma visto con occhio obiettivo è d’uopo riconoscervi una certa immaturità. Il medesimo ragionamento vale per “12X5”, secondo LP americano di Mick & Co., mentre i successivi “Now”, “Out of Our Heads” (acquistabile sia in versione UK che USA) e “December’s Children” sono null’altro che raccolte dei singoli all’epoca in voga, più qualche riempitivo. Detto che “Their Satanic Majesties Request” (1967), pur presentando tre-quattro pezzi immensi è troppo influenzato da Sgt. Pepper e dall’hippie sound per rientrare nei canoni rollingstoniani, e che “Beggars Banquet” (1968) e “Let It Bleed” (1969), benchè pietre miliari del rock, possiedono un sound già proiettato nei 70s (e dunque aldilà del confine temporale che mi ero autoimposto), la scelta si è concentrata su due album: “Aftermath” e “Between The Buttons”. Ora, la critica ha sempre prediletto “Aftermath”, uscito nel 1966 e considerato il primo tra gli album dei Rolling Stones realmente compiuto, mentre “Between The Buttons” (uscito un anno dopo) è sempre stato visto come un’operina tenue, troppo pop, troppo vaudeville, ed è stato spesso stroncato in coppia con “Satanic Majesties” per esaltare vieppiù il suono rock/blues dei successivi “Beggars” e “Let It Bleed”. Perché dunque ho scelto “Buttons”? Ok, ammetto che un po’ è per andare controcorrente (insomma: “Aftermath” contiene “Under My Thumb”, “Mother’s Little Helper” e “Lady Jane”, e stiamo solo parlando della prima facciata). Ma anche perché “Between The Buttons” è, sì, un disco pop, in cui gli Stones graffiano meno del solito, ma che disco pop! A differenza di tanti dischi di oggi, ciascun brano è perfetto e insostituibile (a differenza di “Aftermath”, dove qualche riempitivo c’è). “A chi servono i giornali di ieri?” chiede Mick nella canzone di apertura “Yesterday’s Papers”, “A chi serve la ragazza di ieri?” E da lì si parte in un viaggio nell’universo rollingstoniano dell’epoca, popolato da ragazze “cosi complicate” (“Complicated”) o “tranquille, calme e raccolte” (“Cool, Calm & Collected”), ragazze che ti sorridono dolcemente (“She Smiled Sweetly”) o si aggirano per i vicoli (“Backstreet Girl”). Siamo in presenza di melodie a volte perfino soffuse (come in “She Smiled Sweetly”), permeate da un’innocenza che fa tanto primi 60s e che gli Stones non proporranno mai più, travolti dalla psichedelia demoniaca di “Majesties” e “Sympathy” e dalle sporche blues e country songs proposte a partire da “Beggars Banquet” in poi. Mi piace, “Between The Buttons”, perché contiene l’idea di un mondo infinitamente semplice, fatto di visite ai negozi di Carnaby Street e di tagli di capelli alla Giulio Cesare o, volendo, alla Brian Jones. Mi piace perché (un po’ come “Majesties” sa di Beatles), “Buttons” è un disco “alla Kinks”, ma i Kinks rivisti e corretti da Jagger/Richards: più bellamente sguaiati dei compassati originali, cioè. Preferisco, fra l’altro, la versione UK a quella USA (ugualmente disponibile): quest’ultima presenta le possenti “Let’s Spend The Night Together” e “Ruby Tuesday” in luogo di “Complicated” e “Backstreet Girl”, e proprio la virulenza dei due hit-singles in questione nuoce al fluire (morbido) dell’album nel suo complesso. Rispettata questa condizione, “Between The Buttons”, lo avrete capito, è un album a cui mi sono davvero affezionato, tanto che a volte mi capita ancora di chiedermi (da perfetto malato) cosa diavolo fosse accaduto a Jagger e soci il giorno prima che scrivessero “Something Happened To Me Yesterday”… Benchè siano passati più di 35 anni, credo che nessuno lo abbia ancora capito.