Indie 2 Gennaio 2013

Don’t Be A Stranger

Se i toni sono quelli che ben conosciamo, alla mestizia di alcuni quadretti si è affiancata una vena melodica sempre intensa ma meno melodrammatica che in passato

Artista
Mark Eitzel
Etichetta
Merge Records

Con il nuovo Don’t Be A Stranger, Mark Eitzel si riconferma artista in grado di evocare con poche pennellate situazioni malinconiche, stanze vuote in penombra, postumi di una sbornia dopo l’ennesima storia finita male, l’attesa penosa di una telefonata che non arriva mai. Se i toni sono quelli che ben conosciamo, alla mestizia di alcuni quadretti si è affiancata una vena melodica sempre intensa ma meno melodrammatica che in passato.

La tensione emotiva di brani quali Kathleen (da United Kingdom degli American Music Club, 1989) e White Rosary (da Caught In A Trap And I Can’t Back Out ‘Cause I Love You Too Much, Baby, 1998) rivive, stemperata, in Break The Champagne e nella commovente Lament For Bobo The Clown (con scroscio di pioggia in sottofondo e la quartina “Will you fade like the dawn/ Cold and sweet as the rain/ When your dreams are gone/ Will your love remain?”). Tuttavia, è un Eitzel meno segnato dallo scoramento, in qualche modo “pacificato”, a interpretare We All Have To Find Our Own Way Out (una performance da crooner, piano e voce), The Bill Is Due (nuovo, inconfondibile incantesimo costruito su chitarra acustica in fingerpicking, canto e archi) e All My Love, pezzo che per il gusto negli arrangiamenti e per le atmosfere aggraziate ci rimanda allo splendore dell’album 60 Watt Silver Lining (1996).

Certo, il nostro non si esime dal narrarci stati d’animo in preda allo spleen (la desolazione di Oh Mercy e di Nowhere To Run, con la quartina “When you’re bright the future is light/ In the dark it weighs a ton/ Where I can’t breath and I can’t leave/ Nowhere to run”), ma diteci se la bellezza di un brano come I Love You But You’re Dead, impreziosita dal fraseggio vocale e da misurate coloriture di chitarra elettrica, non infonde gioia e non riconcilia con la vita, nonostante le sue brutture.