Eat the Leeches
Non ci sono ricami e preziosismi inutili ma un punk-rock graffiante e scanzonato, diretto come una fucilata.
Tutto ci si può aspettare dai The Leeches, tranne che cedano ai richiami modaioli ed eccessivamente raffinati che troppo spesso vediamo contaminare la scena rock in generale al giorno d’oggi. I quattro guasconi di Cantù, Como, hanno dichiarato guerra alla dieta e alla palestra e vivono la loro avventura musicale, così come la loro vita, all’insegna del divertimento e dell’allegria. “Food, Fun&Punk’n Roll” potrebbe essere il titolo della loro biografia.
I The Leeches nascono nel 2002 dalle ceneri di diverse formazioni locali; per quanto riguarda il serbatoio punk-rock e hardcore, i loro punti di riferimento sono Good Ol’Boys, Adolescents, Angry Samoanes, Long Dong Silver, gruppi con i quali hanno già avuto modo di collaborare. Detto questo, però, il quartetto lombardo ha scelto di seguire la propria strada, e di fare musica con il solo scopo di divertire e far scatenare il pubblico grazie a esilaranti e scalmanate performance live, indubbiamente piuttosto impegnative dal punto di vista fisico per i quattro simpaticissimi rocker oversize.
Non ci sono ricami e preziosismi inutili nel sound dei The Leeches, un punk-rock graffiante ma orecchiabilissimo e scanzonato, diretto come una fucilata: basti dire che Eat The Leeches è composto da tredici tracce per circa mezz’ora di durata complessiva, per dare un’idea della sua energia fulminante. I testi sono di puro disimpegno, nel filone demenziale, con la costante dell’ossessione per il cibo a fare da filo conduttore; ne fanno le spese anche quelle divinità immanenti del thrash metal che sono gli Slayer, di cui pure i The Leeches si proclamano fan di vecchia data: in Reign In Food, Tom Araya, Kerry King&Co. vengono ferocemente dissacrati a colpi di banane e salamelle. Non manca un’escursione nell’horror grottesco, con Fun Is Dead, corredata da un videoclip divertentissimo.
Niente fronzoli né cali di tensione, insomma: non sarà un disco per raffinati cultori, ma portentoso per scatenarsi e lasciarsi alle spalle i malumori in ufficio o in famiglia, il traffico e le code allo sportello.


