Fade
Ira Kaplan, Georgia Hubley e James McNew arricchiscono il loro repertorio di altre preziose canzoni, dimostrando, e non è una novità, un talento musicale fuori dal comune
Difficile che un album degli Yo La Tengo deluda le aspettative dei fan. Senza dubbio la reputazione di “intoccabili” all’interno del mondo indie di cui godono Ira Kaplan, Georgia Hubley e James McNew se la sono guadagnata sul campo, con dischi del calibro di Painful, I Can Hear The Heart Beating As One e And Nothing Turned Itself Inside-Out.
Con Fade i tre arricchiscono il loro repertorio di altre preziose canzoni, dimostrando, e non è una novità, un talento musicale fuori dal comune. I pezzi memorabili stavolta, quasi tutti sul lato A dell’LP, si intitolano Ohm, composizione orecchiabile (la migliore del disco) che sfiora i sette minuti, costruita su un accordo reiterato, chitarre stratificate e armonie vocali; Well You Better, tutta morbidezze e wah-wah; Paddle Forward, ballata elettrica sferragliante con echi dei Sebadoh; Stupid Things, ipnotico scorcio psichedelico giocato sul binomio accumulo/scomparsa di suoni e rumori.
Va detto che l’abbondanza di perle nella prima facciata porta a uno squilibrio nella seconda, di cui salveremmo sicuramente la parentesi acustica di I’ll Be Around e la grazia di The Point Of It. Le narcolettiche Cornelia And Jane e Two Trains non sono all’altezza delle altre canzoni, e Before We Run dà l’impressione che il gruppo abbia “allungato il brodo”.
Il livello si rialza con le cover – due chicche – contenute nel 7” accluso: le atmosfere pacate di I Saw The Light (Todd Rundgren) e Move To California (Times New Viking) si fanno apprezzare, e soprattutto ci spingono a chiudere un occhio davanti alla vera bufala dell’album (da scaricare come bonus dal web): Oriole, forse gli undici minuti di non musica più inutili mai incisi da esseri viventi.


