Indie 19 Gennaio 2009

Gregor Samsa + Il Cielo di Bagdad live @ Init Club – Roma, 14 gennaio 2009

Il post rock è un genere “incantatore”, fa viaggiare l’anima su binari fatti di nuvole. Post rock come cosmo infinito per coloro che ascoltano, ma finito per i musicisti che creano suggestioni con questo tipo di musica. E’ complicato, più che in altri stili, riuscire ad emergere con uno piglio particolare, che non “invada” il perimetro di altre band con una simile attitudine.

Il Cielo di Bagdad ci prova ma riesce solo a momenti. Il live è una doccia continua di suoni che si amalgamano in cascate di flash emozionali, eppure la gran parte dei pezzi non trova una corsia personale, su tutte “Mr. Butterfly”, che sembra uscita da un album dei Sigur Ròs. Magistrali nell’uso degli strumenti ma senza sostanziali novità nelle composizioni.

Ugualmente di matrice post rock ma con inserti di shoegaze, sono i Gregor Samsa, band dal nome kafkiano, che però di kafkiano non presenta null’altro. Infatti non c’è nessuna angoscia nel loro set, bensì piume delicate e leggere rincorse dal vento, un concerto sussurrato, a tratti silenzioso, come un film di Rohmer.
I cantanti della band, Champ e Nikki, si posizionano a specchio, seduti l’uno davanti l’altra. Le due voci si alternano tra un pezzo e l’altro ma i momenti più evocativi restano senza dubbio legati a “Jeroen Van Aken” e “Abutting, Dismantling”, durante le quali, i timbri vocali uomo/donna, sovrapponendosi, creano un suono tanto sfumato quanto perfetto, da sembrare figlio di un’unica gola. Non a caso i due, sono marito e moglie, gli unici, imperturbabili superstiti dei segni del tempo, che ha decimato e poi ristabilito gli equilibri del gruppo.
Occhi negli occhi, voce nella voce, Champ e Nikki, è evidente, sono il nucleo intorno al quale è costruita la band. Le melodie silenziose dei Gregor Samsa, come temporali estivi, fugaci ma brutali, a momenti si abbattono sul pubblico, creando movimento, per poi tornare ad accarezzare delicatamente l’atmosfera onirica dell’Init.
”Du Meine” è la traccia di chiusura di una serata all’insegna dell’esplorazione introspettiva, che questo tipo di musica porta a compiere dentro ognuno di noi.