Inside In/Inside Out
I Kooks sono di Brighton, sono under 20 e hanno sfornato un disco deliziosamente “catchy” senza essere banale e senza rischiare di sparire nella massa infinita di “new entry” che inflazionano la scena musicale britannica
Ancora un gruppo (l’ennesimo) che proviene dalla incredibilmente prolifica isola d’Albione… Andando indietro di un po’ di anni, il paragone scatta pensando a Gene e Bluetones, e a tutti i gruppi che hanno come comune denominatore un sound melodico, morbido senza essere sdolcinato, e diversi pezzi lenti o semi-lenti, impreziositi da azzeccatissimi accompagnamenti di chitarra acustica, abilmente alternata o affiancata da quella elettrica. I Kooks sono di Brighton, sono (ovviamente!) under 20 e nonostante la giovanissima età hanno sfornato un album come “Inside In/Inside Out”, che se da un lato tradisce qualche ingenuità, dall’altro è un disco deliziosamente “catchy” senza essere banale e senza rischiare di sparire nella massa infinita di “new entry” che inflazionano la sempre più ricca scena musicale britannica. Scanzonati e schietti, diretti e straordinariamente “freschi”, questi giovincelli (a quanto pare molto scatenati anche dal vivo) ci regalano pezzi come “Seaside”, dove la chitarra acustica dà il meglio di sé e la voce del cantante si rivela duttile, splendidamente armoniosa e velata di malinconia, come l’atmosfera della canzone; subito dopo ecco una traccia come “See The World”, un’accelerazione improvvisa e travolgente, con la vena più genuinamente rockettara, fatta di suoni più aggressivi e un refrain più che mai incisivo; il bel singolo “Sofa Song”, dove ancora una volta è la voce del frontman Luke Pritchard a stupire per espressività e versatilità e imperano le distorsioni della chitarra elettrica; la bellissima “Eddie’s Gun”, destinata a essere cantata per ore di fila… e a rimanere impressa grazie anche a un uso ben dosato di cori in stile Beach Boys; “Ooh La”, accattivante, nostalgica e appassionata; “You Don’t Love Me”, una delle tracce più decisamente rock e aspre, segnata da squarci improvvisi di chitarra; per poi scivolare di nuovo nella melodia più dolce e britpop di “She Moves In Her Own Way”. E non si può non citare “I Want You Back”, una delle canzoni più belle dell’album, dal refrain orecchiabile e l’incedere struggente, o “If Only”, mix perfetto di suoni graffianti e voci arrabbiate, smorzate da inaspettati rallentamenti e ammorbiditi da note malinconiche, e infine la citazione dei migliori Police che è “Time Awaits”, caratterizzata dalle riuscitissime controvoci. Le canzoni si susseguono senza un momento di stanchezza, senza un calo di energia; che è più di quanto si possa dire degli album di molte band più mature ed esperte che spesso si lasciano freschezza e fantasia alle spalle, dopo esordi fulminanti. Fra tutte le promesse del rock made in Uk, i Kooks hanno le carte in regola per diventare quella più luminosa.


