Italiani 8 Marzo 2002

Sanremo 2002 all’insegna dei Grandi Vecchi

Dopo le prime due serate, la nuova edizione di Sanremo conferma quanto si sospettava fin da quando fu operata la scelta di affidare al redivivo Pippo Baudo la direzione artistica del Festival: che la “nuova” musica è quasi del tutto assente, e quando c’è delude, mentre si sta assistendo al grande ritorno dei cosiddetti “vecchi tromboni”.
Scadenti i Timoria (“Casa mia”) e la loro “costola” Francesco Renga (“Tracce di te”), apprezzabile invece l’inedito tentativo di Alexia di cantare in italiano: la sua “Dimmi cosa posso fare” è una delle più travolgenti del festival. Pessimo il figlio d’arte Celentano (“You and me”) che ha dimostrato non solo di non possedere la voce del padre, ma anzi, di non possedere affatto una voce, mentre si attende la prova del figlio d’arte Morandi senza farsi soverchie illusioni.
Alla fine, come detto, trionfano gli ultracinquantenni come Paoli, Reitano, Pravo, D’Angelo, Leali e Bertè: saranno le loro, le canzoni più ricordate di questa edizione. Ma, d’altro canto, perché aspettarsi di più? Per parafrasare Bill Clinton, “è il festival di Sanremo, stupido!”