Italiani 31 Maggio 2007

Millenovecentosettantatre

Un'impressionante padronanza e mobilità strumentale nel saper trafiggere estremi e generi (alla base rimane schizofrenico un tessuto cosmico aromatizzato al gusto Amon Duul più che Faust)

Artista
Bron Y Aur

La voracità con la quale si nutrono i musicisti che popolano la Wallace Records conserva intatti i tratti della voglia fisiologica di sperimentazione. Contro ogni forma prestabilita. Contro tutto. Contro tutti. La storia ultra decennale della band milanese – alcuni dei rami hanno germogliato recentemente i progetti paralleli Plasma Expander e Fuzz Orchestra – tocca l’apice più frastagliato e affascinante. “1973” è la data miliare volutamente scritta in lettere. Per imprimere probabilmente maggior forza al significato che nasconde. Che poi non ha bisogno che di essere assorbito prima che svelato e capito. La radice seventies dell’hard rock più corposo e per certi versi oscuro presente nei precedenti lavori lascia il passo a filtraggi e interferenze elettrificate. Un’impressionante padronanza e mobilità strumentale nel saper trafiggere estremi e generi (alla base rimane schizofrenico un tessuto cosmico aromatizzato al gusto Amon Duul più che Faust) che fanno di “Millenovecentosettantatre” uno degli album più testi e viscerali usciti negli ultimi tempi. D’ora in poi solo luce. Per rimanere svegli. Sempre.

(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)