Indie 10 Ottobre 2007

Our Love To Admire

Immaginario goth e sonorità post-punk con il continuo riferimento ai Joy Division, band che rappresenta il loro punto di partenza e, oserei dire, anche il loro punto di arrivo

Artista
Interpol
Etichetta
Parlophone

Tutto cambia, tutto passa, tutto è soggetto all’inesorabile scorrere del tempo. In questa logica del divenire o del panta rei eraclitiano, tuttavia, gli Interpol si divincolano preferendo di gran lunga il più volgare, ma anche più comodo, squadra che vince non si cambia. “Our Love To Admire”, infatti, è la conferma di una formula confezionata al momento del loro concepimento: immaginario goth e sonorità post-punk con il continuo riferimento ai Joy Division, band che rappresenta il loro punto di partenza e, oserei dire, anche il loro punto di arrivo. Non fraintendetemi però, la maturità non è sempre edificante e il cambiamento non è sempre opportuno, specie se la formula è di successo ed ha svolto egregiamente l’arduo compito di elevarli da un guazzabuglio di band con bellicosi intenti amarcord. Questa constatazione, difatti, è puramente oggettiva perché, dopotutto, il disco è lodevole sotto tutti gli altri punti di vista. La produzione, affidata a Rich Costey, già al lavoro con Mars Volta, Franz Ferdinand e Cave In, è nettamente migliorata riuscendo a ricreare emozionanti e psichedeliche atmosfere gotiche, anche grazie al maggior impiego di organi e tastiere. Inoltre, tracce come “Heinrich Maneuver”, “No I in Threesome” o “Rest My Chemistry” hanno la stessa validità delle precedenti “Slow Hands” e “PDA”. Se volevate semplicemente il nuovo disco degli Interpol, eccovi accontentati, ma non aspettatevi sorprese… rimarrete delusi.