Italiani 15 Ottobre 2009

Le Luci della Centrale Elettrica + Shannon Wright live @ Circolo degli Artisti – Roma, 1° ottobre 2009

Da oggi il Circolo degli Artisti anticipa i live infrasettimanali, che inizieranno inderogabilmente alle ore 9. Che sia una mossa per spingere la pizzeria, o solamente un adeguarsi allo stile europeo, il cambio di rotta sembra esser stato recepito dal pubblico, forte e chiaro.
Non più tardi delle 9.15 sul palco c’è Jester At Work che, con una manciata di pezzi chitarra e voce, accoglie il pubblico entrante.

Sulla pedana svetta un pianoforte. Shannon Wright fa capolino con la sua chioma rossa.
Accorda e parte.
Shannon è un personaggio particolare; mentre suona, accenna dei passi di danza, si guarda i piedi, nasconde il viso tra i capelli dalla pettinatura adolescenziale. Il suo è un rock cantautoriale, intimista. Ovviamente il concerto è incentrato sull’ultimo album “Honeybee Girls”, uscito proprio quest’anno. Le note oscure che produce, sono figlie di sè stessa, senza band al seguito, sola con i suoi strumenti, silenziosa, non si cura di altro.
Ma questo pesa. Sarà che personalmente non capisco molto la sua musica, sarà che non la conosco così tanto, ma ho trovato il concerto noioso. Ho trovato spunti interessanti giusto in un paio di canzoni con chitarra elettrica al seguito, durante le quali con una sferzata di energia graffiava e percuoteva lo strumento.

Da sottolineare la maleducazione di gran parte del pubblico. Se non sei qui per l’artista in apertura puoi tranquillamente uscire e rientrare quando è finito il live. Non se ne può più di chi viene ai concerti pensando di star andando in pizzeria. Anche se non sono fan di Shannon, mi ha molto infastidito l’atteggiamento delle prime file.

Comunque poi tocca alla star della serata. E chiamarla star non è un eufemismo. Non ho mai visto tanto clamore per un artista emergente. Vasco Brondi ha incantato in poco più di un anno una generazione intera e non solo. Che si ami o si odi, non c’è nessuno che rimane indifferente al suo “Canzoni da spiaggia deturpate”.
Oggi con gli archi al seguito (Rodrigo D’Erasmo degli Afterhours al violino e Daniela Savoldi dei Man Avec Les Lunettes al violoncello) e il chitarrista Alessandro “Asso” Stefana che sostituisce Giorgio Canali, lo ascoltiamo in una nuova veste.

“Lacrimogeni” apre il set, segue “Piromani” che infervora il pubblico sul ritornello, così ci ritroviamo tutti ad urlare “Andiamo a vedere le luci della centrale elettrica”. A nessuno interessa se Vasco stona, se sputa anche le corde vocali, i testi sono l’anima del progetto e l’interprete ci mette tutto se stesso, bruciandosi anche i polmoni per quanta intensità raccoglie intorno alle sue liriche.

Chi lo odia, crede che sia un personaggio costruito, che Vasco non parli veramente come scrive nei suoi versi, con quelle parole da vocabolario. Ma smentisce tutti nel momento in cui si guarda attorno ed esclama: “C’è una strana umidità vietnamita” e non puoi che sorridere sentendolo.

All’interno del concerto ci sono anche dei reading dal suo libro “Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero” che sta per essere ristampato, scritti confusi, senza un capo nè coda, un lungo flusso di coscienza, descrizioni, sensazioni che ti sembra di vivere nel momento in cui le parole di Vasco arrivano nel tuo apparato uditorio: “Alla fine ce ne siamo andati tutti e due, soprattutto tu”.

Quando si sentono i primi accordi di “Per combattere l’acne” la gente è in delirio puro, neanche fosse una rockstar americana. La voce di Brondi è corrente elettrica a mille watt, ti percuote dallo stomaco fino nella tempia: “E se gli alberghi appena costruiti coprono i tramonti tu non preoccuparti, tu non preoccuparti”.

Con questa frase si spegne il set. Ma il bis è d’obbligo ed ecco tornare i quattro sul palco.
Il momento più toccante è stato senza dubbio la lettura della lettera di Susanna Ronconi: brividi e lacrime che non puoi fermare. E’ strano che ti faccia star ancora più male che leggerlo tu stesso, è che questo ragazzo ha una capacità interpretativa pazzesca e dimentichi anche di respirare perché le sue parole ti entrano dentro e feriscono perché la musica apre il cuore e se nel cuore ci metti una bomba poi, credetemi, devasta.

Vasco Brondi ringrazia e se ne va con la sua fedele chitarra. Chissà se si rende conto di quanto talento abbia.