Italiani 28 Novembre 2009

Dying In Time

Rendiamo merito ai Port-Royal, da posizionare tra quelle realtà musicali da prendere seriamente in considerazione. Altro che generazione di quelli che assieme ai capelli perdono anche le speranze

Artista
Port Royal

Atto terzo per la sontuosa elettronica dei Port-Royal, genovesi di nascita, internazionali a casa propria e poco italiani all’estero. Attilio Bruzzone e compagni si ripresentano dopo un’incubazione durata quasi tre anni da Afraid To Dance (Resonant, 2007) ma a quanto pare quella di Dying In Time è stata una lunga ma fruttuosa gestazione.

Nonostante l’onesta diversificazione rispetto ai precedenti due album, l’universo dei Port-Royal resta ancora abbastanza compiuto: tracce che vengono dilatate fino ai dieci minuti entro i quali le sonorità più ambient e i sussurrati contributi vocali si perdono tra i tocchi di synth, protagonisti teatrali assoluti, e le ariosità shoegaze più impalpabili. È il caso di episodi come “Anna Ustinova” o “I Used To Be Sad”. Non chiamatele canzoni, questi sono micro-mondi in perfetta apertura dialogante al punto che risulta quasi difficile capire dove finisce un pezzo e ne inizia un altro. Senza inutili forzature ma con un perfetto e rigoroso tecnicismo le undici tracce dell’album più che lambire il concettualismo post-rock adottano piuttosto le soluzioni più prossime dell’avanguardia analogica. Stati sincopatici, andature isolazioniste e via via una più avvolgente presenza ritmica vengono sovrapposti e sfasati tra loro fornendo un continuo ritorno melodico dal portamento sintetizzato. Indubbi momenti di eccellenza sono “Exhausted Muse/Europe” e “Balding Generation (Losing Hair As We Lose Hope)” dove risuona l’eterea voce di Izumi Suzuki, alias Linda Bjalla. Le inflessioni più incalzanti sono raggiunte con la splendida “Nights In Kiev” e la trasognata “The Photoshopped Prince” dove a prestare voce questa volta è Micheal Wiraszko accompagnato da Natalia Grosiak.

Rispetto ai due precedenti lavori Dying In Time raggiunge a pieno titolo la massima ricchezza concettuale, visiva e cerebrale soprattutto per la capacità di creare dense atmosfere imperscrutabili. Rendiamo merito ai Port-Royal da posizionare tra quelle realtà musicali da prendere seriamente in considerazione. Altro che generazione di quelli che assieme ai capelli perdono anche le speranze. Grazie a loro, qui ed ora, le possiamo solo recuperare.