Ground Lift
Data la sua natura futuristica e sperimentale, è un album da consigliare a rockettari amanti delle nuove tendenze, o comunque di mentalità molto aperta.
- Artista
- Captain Mantell
- Etichetta
- Irma Records
L’album che chiude la trilogia planetaria dei Captain Mantell offre certamente la migliore interpretazione del viaggio cosmico-lisergico dello sfortunato astronauta, primo caso di morte umana riconducibile ad un UFO. Il suo quasi-omonimo Tommaso Mantelli e i suoi colleghi hanno reinterpretato la sua storia, chiudendo il cerchio con il recente ”Ground Lift”, che narra il ritorno di Mantell sul pianeta Terra, e del suo turbamento nel trovarlo profondamente mutato, ormai corrotto ed irrecuperabile.
Il sound si presenta come una miscela insolitamente densa e ben riuscita di pop, rock, dance ed elettronica. Troppo eterogeneo? No, grazie a bassi ben calibrati che – complici synth lussureggianti- danno vita a ritmiche veramente trascinanti. Ciononostante l’atmosfera rimane sempre vagamente inquietante, a testimonianza dell’echeggiante desolazione che Mantell trova sulla Terra dopo la sua lunga assenza, terrificante simulacro del marciume umano. Immancabile il contorno di distorsioni sonore eminentemente “space-rock”, e di vocals acide ed effettate (immaginate i Klaxons in versione più tormentata e meno rutilante e danzereccia).
Al tempo stesso aggressivo ed introspettivo, analitico ed allegorico, attuale e dantesco, tragico e brillante, un po’ “2001: Odissea nello Spazio” e un po’ disaster movie, “Ground Lift” offre non solo buona musica, ma anche abbondanza di materiale a testoline desiderose di riflettere oltreché di scapocciare allegramente.
Data la sua natura futuristica e sperimentale, rimane comunque un album da consigliare a rockettari amanti delle nuove tendenze, o comunque di mentalità molto aperta.


