Ambient/Elettronica 2 Marzo 2012

Touch Faith. Depeche Mode. Testi commentati

Niente svolazzi, uno stile brioso eppure capace di combinare efficacemente spiegazione dei testi con gli episodi della vita dei membri del gruppo da cui hanno preso vita

Artista
Antonio Puglia
Etichetta
Arcana

Un’impresa non facile, questa di Antonio Puglia: commentare i testi dei Depeche Mode. Non facile, perché, come ricorda lo stesso Puglia, “rispetto a Martin Gore parolieri contemporanei come Morrissey, Nick Cave, Robert Smith, Michael Stipe e persino Bono si collocano su un altrolivello per stile, contenuti, poetica, ambizione, risultati”. Eppure condotta brillantemente in porto.

Nonostante i temi trattati nelle canzoni dei Depeche Mode siano soltanto tre, “amore, sesso, religione”, Puglia riesce a confezionare un libro giocoforza corposo (tredici album in studio non sono bazzecole) che però è scorrevolissimo e appassionante per tutta la lunghezza delle sue 506 pagine che comprendono B-sides e brani usciti solo in compilation. Lodevole fatica, riuscire a non annoiare mai, restando sul punto, precisi, con così pochi nuclei tematici da sviscerare nelle loro moltissime declinazioni.
Puglia sceglie la strada dell’aderenza a ciò di cui parla: niente svolazzi, uno stile brioso eppure capace di combinare efficacemente spiegazione dei testi con gli episodi della vita dei membri del gruppo da cui hanno preso vita. Nulla è di più, nulla è di troppo. E dire che le liriche di Gore (poche sono quelle composte da Vince Clarke, Alan Wilder e Dave Gahan, e meno significative) sono basate sul linguaggio quotidiano e “sull’uso a volte elementare di figure stilistiche, sull’intuizione estemporanea (sovente felice, altre volte meno), sull’ambigua giustapposizione semantica di simboli e contenuti apparentemente opposti”. Puglia ci guida con mano sicura tra i meandri della produzione dei Depeche Mode, non fa sconti alla mancanza di ispirazione e ci svela la segreta bellezza dei momenti migliori di Gore & Friends, che abitano un mondo in cui domina una noia solida, da tagliare col coltello, e in cui bisogna inventarsi qualcosa che faccia sopportare la pena di vivere così, almeno per un altro po’, fino al prossimo trick che la sulfurea donna-angelo di turno s’inventerà. Già, perché i tre temi di cui si diceva, amore, sesso, religione, spesso sono mescolati fra di loro: ed è incredibile quello che si viene a sapere da Puglia, cioè che i blasphemous rumours dei Depeche Mode hanno fatto molto meno scandalo di quelli, ben più teneri di altri artisti (però mainstream) e che addirittura la loro Personal Jesus è stata adottata da alcuni gruppi integralisti cristiani americani. Che sia una canzone che parla di disperazione e di assenza siamo tutti d’accordo (e Johnny Cash l’aveva capito, seppure a fatica), ma il modo in cui gioca tra allusioni religiose e associazione tra hot lines e linee telefoniche religiose a pagamento (sì, in Usa esistono anche quelle) non è il massimo del rispetto per la religione (e Johnny Cash aveva capito anche questo, subito a pelle, tanto che Rick Rubin dovette sudare sette camicie per convincerlo a cantarla, quella canzone).

A noi invece queste canzoni che parlano di disperazione e assenza piacciono un sacco. So: reach out and touch faith.