Italiani 2 Maggio 2013

Da Caracalla a Villa Pamphilij

Il pregio del libro è di essere molto vivo; il difetto è che manca un inquadramento tanto dei due festival pop cui è dedicato quanto del periodo intermedio tra essi: e quindi risulta inevitabilmente dedicato solo agli addetti ai lavori

Artista
Anna Bisceglie
Etichetta
Aereostella

Da un po’ di tempo si stanno moltiplicando le uscite relative al composito fenomeno dei festival rock italiani degli anni 70, ed è un bene, perché è stato un fenomeno importante, estremamente connotativo di un’epoca e, purtroppo, perlopiù dimenticato. Se altri lavori, come quelli di Guarnaccia e di Pescetelli (di cui è compiuto solo il primo volume e si attendono ansiosamente gli altri due promessi) cercano di dare una panoramica generale del fenomeno concentrandosi sulle testimonianze d’epoca comparse sulla stampe o sulle memorie pubblicate in seguito, in cartaceo oppure on line, Bisceglie preferisce concentrarsi su un luogo e un’epoca particolari: Roma nel periodo 1970-1972, tra i festival di Caracalla e di Villa Pamphilij, come evidenziato dal titolo. Diverso è anche il metodo di ricostruzione storica: Bisceglie si affida alla memoria storica dei protagonisti, intervistati per l’occasione, e non solo sui singoli eventi, ma più in generale tendendo a riscostruire il mood dell’epoca, le vibrazioni del periodo, i suoni, i colori, i profumi, le utopie e gli scontri con la realtà dei protagonisti di una delle migliori stagioni del rock italiano.

Così si passano in rassegna tutti, ma proprio tutti: dai Pooh ai New Trolls, in un’epoca in cui questi due gruppi, pur contrapposti (spesso erano paragonati ai Beatles, i primi, e agli Stones, i secondi) erano comunque percepiti come parte di un’unica scena. Si intervistano manager, organizzatori, tecnici delle luci, giornalisti (Gianni Cipriani, Pino Tuccimei, Pepi Morgia e Fabrizio Zampa) e naturalmente musicisti (per i Pooh Roby Facchinetti e Stefano D’Orazio, quest’ultimo presente anche per i Punto insieme a Mario Bertolami; per il Banco Francesco Di Giacomo; per i New Trolls Maurizio Salvi e Gianni Belleno; Luciano Regoli per Raccomandata con Ricevuta di Ritorno e Ritratto di Dorian Gray, ai quali appartenne anche Claudio Simonetti, poi nei Goblin; per i Trip Joe Vescovi; per gli Osanna Lino Vairetti; Gianni Leone per il Balletto di Bronzo; Pasquale Venditto per i Forum Livii; Marco Zoccheddu per gli Osage Tribe; Alberto “Simon Luca” Favata per L’Enorme Maria; Alfio Vitanza e Marcello Della casa per i Latte e Miele).

Ne esce una panoramica articolata e varia che spazia non solo sulla scena della Capitale, ma su quasi tutta quella italiana. Il pregio del libro è di essere molto vivo; il difetto è che manca un inquadramento tanto dei due festival pop cui è dedicato quanto del periodo intermedio tra essi: e quindi risulta inevitabilmente dedicato solo agli addetti ai lavori. Peccato.