Nebbia
Quello servito dai "Pinguini" è un delizioso spezzatino che promette di non restare sullo stomaco
- Artista
- Gazebo Penguins
- Etichetta
- To Lose La Track/Audioglobe
Classicheggianti i Gazebo Penguins. E non poteva essere altrimenti per una band che proviene in parte dalla Correggio di Ligabue (non il pittore) e in parte dalla Zocca di Vasco Rossi. Ma più che ai rocker di lungo corso nostrani, i tre (ora quattro) guardano oltreoceano addomesticando in salsa mainstream un immaginario alt-rock d’antan, con echi tanto Anni’70 quanto new-wave vecchio stampo.
Dopo Legna (2011) e Raudo (2013), Piter, Capra e Sollo riappicciano il fuoco con un lavoro denso di significati, a partire dalla nebbia – metafisica e non – del titolo. Ma i contenuti sono tutt’altro che foschi, anzi a che gioco giocano i Nostri lo mettono in chiaro fin da quella “Bismantova” che apre il disco con andatura pesante e si dispiega come la cresta di un iguana mesozoico.
Batteria pulsante e intagli di chitarra zeppa di delay alla The Edge prima maniera aprono invece la title-track, che riporta alla mente gli U2 di War così come i Litfiba combat-rock di Desaparecido.
Ricco è anche il canovaccio strumentale di “Pioggia”, il cui tappeto di chitarre e sezione ritmica ricorda l’incedere di certi episodi a marchio Interpol.
In “Febbre”, invece, riecheggiano quei toni post-hardcore/emo-core per i quali i Fine Before You Came in Italia sono un riferimento imprescindibile. Non solo “strilli” però. C’è spazio anche per la melodia e “Soffrire Non E’ Utile” ne è uno degli esempi migliori, così come le belle “Atlantide” e “Scomparire”.
Insomma, se siete alla ricerca di sperimentazioni, sonorità strambe e nuovi codici, magari resterete delusi dal menù, ma se vi accontentate del piatto della casa, quello servito dai “Pinguini” è un delizioso spezzatino che promette di non restare sullo stomaco


