Whatever Witch You Are
Questo disco ci catapulta negli anni ’70, il periodo nel quale il rock era suonato con passione e divertimento. Cosa chiedere di più?
- Artista
- Dead Heavens
- Etichetta
- Dine Alone Records
Da decenni sentiamo ripetere che il Rock è morto, ma fortunatamente basta un concerto degli Stones oppure la pubblicazione di un disco degli Amplifier o dei Black Rebel Motorcycle Club per dimostrare che questa frase è assurda e priva di senso. Anche questo album dimostra che il Rock è vivo e vegeto anzi, è “alive and kicking”; d’altronde scorrendo la line-up di questa band non ci si poteva aspettare niente di diverso: i Dead Heavens nascono intorno al chitarrista newyorkese Walter Schreifels (già all’opera con i Gorilla Biscuits e Quicksand) che per l’anagrafe è nato nel 1969; non si tratta quindi di un novellino ma di un musicista esperto e navigato; nel 2013 comincia a suonare con il batterista Drew Thomas e con il bassista Nathan Aguilar ai quali si aggiunge nel 2014 il chitarrista Paul Kostabi co-fondatore dei mitici White Zombie.
Da un quartetto così impregnato di Rock non poteva che scaturire una musica di chiaro stampo anni ’70; i nove brani sono infatti composti da un cantato rock blues accompagnato da ritmiche quadrate e riff elettrici che osannano il rock seventies senza nessun rimpianto o nostalgia, anzi con l’orgoglio e la passione che si respirava sicuramente a Woodstock. Le canzoni sono orecchiabili e godibili ma su tutte spiccano Adderal Highway con un bellissimo assolo e uno splendido ritornello, The Moon Will Listen (But Not The Sun) una dolcissima ballata più malinconica che romantica, e soprattutto Gold Tooth con il suo riff accattivante e una parte strumentale che regala un viaggio memorabile nei territori tanto cari ai Grateful Dead.
Whatever witch you are è un disco che guida Harley Davidson e indossa stivali e giubbotti di pelle, con buona pace dei gravediggers che periodicamente ripetono che il Rock è morto. Contenti loro.


