Iridescent
Album molto interessante che rivisita in chiave jazz alcuni classici del rock tradizionale.
- Artista
- TriApology
- Etichetta
- Tuk Music
Album molto interessante che rivisita in chiave jazz alcuni classici del rock tradizionale. Si chiamano TriaApology e questo loro secondo disco prende il nome di “Iridescent”, un album che continua il discorso musicale iniziato nel 2017 con “Rockinnerage”.
I TriApology sono un trio musicale (apologia del trio, lo dice il nome) composto da Vincenzo Saetta, sassofono ed elettronica, da Giovanni Francesca, chitarre, loop ed elettronica, e da Ernesto Bolognini, alla batteria. Incidono per la Tùk Music di Paolo Fresu e hanno deciso di sperimentare un approccio al jazz che prevede il ricorso all’elettronica e ad una “loop station”. Nel trio non è previsto un basso elettrico e allora i TriApology, attraverso questa formula, hanno deciso di aggirare l’ostacolo. Tutto questo dà origine ad un suono molto particolare, si potrebbe definire ibrido, che mette insieme elementi acustici e “loop” elettronici, che è capace di rispolverare “Old Man” di Neil Young in una chiave insolita, quella di un elettro-jazz melodico.
Molto interessanti anche le nuove versioni di “Paranoid Android” dei Radiohead, di “Still I Haven’t Found What I’m Looking For” degli U2, di “Sign O’ The Times” di Prince, di “Dream Brother” di Jeff Buckley, di “Holocene” di Bon Iver e di “Eleanor Rigby” dei Beatles. Unica eccezione, la “cover” di Stoner Hill” di Brian Blade & The Fellowship Band, una melodia jazz di chiara fama. Siamo all’ascolto di un suono che vuole essere innovativo, contemporaneo, e che non accetta etichette o facili definizioni. L’immagine riportata sulla copertina del cd è opera della disegnatrice spagnola Cinta Vidal. Da ascoltare.


