Interviste 27 Ottobre 2026

“La capacità di andare oltre la superficie”. Avincola ricorda Enzo Carella e si aggiudica la Targa Tenco

“Amo i lavori di Enzo Carella e Pasquale Panella perché regalano uno sguardo laterale, come uno specchio curvo, canzoni che ogni volta prendono una forma diversa”. Simone Avincola (che artisticamente ha scelto di apparire con il solo cognome) ha parlato così alla conferenza stampa del Premio Tenco 2026, dove ha vinto la Targa Tenco 2026 nella categoria Miglior album di interprete con il disco “Avincola canta Carella”, un omaggio all’opera del cantautore Enzo Carella, scomparso nel 2017.

“È stato un innovatore, ti trasportava altrove raccontando le parole di Pasquale Panella (poeta, autore dei testi di Carella e di numerosi artisti, conosciuto anche per le visionarie parole degli ultimi album di Lucio Battisti), visto che entrambi sono molto surreali. Inoltre rappresentava una novità nel panorama della canzone italiana, con una miscela di prog e funky. Basti pensare che i primi due album sono stati suonati dai Goblin”. 

Avincola gli ha dedicato anche un tour e un libro, “Enzo-Carella Dolce tu per tu”, con tante foto inedite e testimonianze. A Sanremo è già venuto varie volte, complici i bei pezzi presentati in qualche edizione di Sanremo Giovani (“Un rider”, ispirato al lavoro che faceva prima e “Goal!”), stavolta è tornato nella città dei fiori con una vittoria e nuove emozioni. 

In conferenza stampa al Tenco accennavi che queste importanti collaborazioni sono frutto di intrecci casuali…ci spieghi meglio? 

“Il comico e attore Maccio Capatonda, quando ha saputo che stavo lavorando al libro su Enzo Carella (essendo lui molto fan) mi disse che il suo personal trainer era il nipote di Carella e così sono entrato in contatto con la famiglia. Un’altra cosa curiosa è stata la realizzazione delle copertine del libro e dell’album per cui ho scelto Hurricane, un disegnatore incredibile che ho scoperto, strada facendo, essere il fratello di Nicola Manuppelli, amico e collaboratore di Pasquale Panella”. 

Come nasce il rapporto con Morgan? E il legame con Panella? 

“Marco era nella giuria di Sanremo Giovani 2021, l’edizione che mi avrebbe poi visto al Festival di Sanremo con la mia canzone “Goal!” che emozionò molto Marco. È proprio lì che lo conobbi. Più in là mi contattò perché aveva delle poesie inedite di Panella, poesie che lo stesso Panella aveva scritto come risposte poetiche ad alcune poesie di Marco. Mi chiese se avevo voglia di trasformarle in canzoni. Così nacquero alcune canzoni con musiche mie e testi di Panella, ne scelsi una e la pubblicai nel mio album omonimo “Barrì” del 2023. È così che ho conosciuto Pasquale Panella, con cui abbiamo anche fatto uno spettacolo dal vivo insieme”.

E quando hai in programma il prossimo concerto su Enzo?

“Il prossimo live che riguarda Enzo Carella è previsto per il 26 febbraio all’Auditorium Parco della musica di Roma”. 

Hai raccontato di aver registrato l’album in stile anni ‘70, ovvero in presa diretta. Facile o difficile come approccio? Vi è servito anche come allenamento per i live?

“Registrare quasi tutto in presa diretta ad oggi sembrerebbe una rivoluzione. Ci vuole molto sentimento e tanto desiderio per mettere a contatto immaginari sonori che ognuno porta dentro di sé. Nel mondo della canzone attuale italiana, registrare un album lasciando dialogare gli strumenti musicali tra loro, improvvisando insieme, non interessa quasi più a nessuno. Io invece ci tenevo. Volevo ritrovare quel sentimento che si respirava negli anni ’70”. La mia band è formata da Edoardo Petretti (arrangiamenti e tastiere), Toto Giornelli (basso elettrico) e Luca Monaldi (batteria)”. 

Sei tornato a Sanremo per un importante premio. Come hai reagito alla notizia e com’è stato vivere l’esibizione al Tenco?

“Non credevo davvero potesse capitare, per di più – ci tengo a dirlo – ho fatto tutto completamente da solo: senza ufficio stampa, etichetta, distributore, manager. Quindi, è stato ancora più gratificante. Quando sono salito sul palco ero molto emozionato, non mi capitava da chissà quanto. Mi è successo anche di suonare i luoghi con più pubblico, eppure al Tenco si respira una purezza che spero dilaghi sempre più in ogni anfratto del nostro Paese. Abbiamo bisogno di verità e di custodire la canzone d’autore italiana”. 

Che ricordi hai delle tue passate esperienze sanremesi? 

“Il Festival di Sanremo fu una felicità inaudita per me. Venivo da un periodo complicato e il pensiero di essere lì mi dava un senso di riscatto infinito. Al Tenco però ero molto più emozionato. Io sono un amante e studioso del grande cantautore italiano che ha tracciato e insegnato nel tempo come si possa parlare anche d’amore senza banalità o retorica, e pensare che anch’io lascerò una traccia del mio passaggio è un qualche cosa che mi porterò addosso per sempre”. 

Come nasce il tuo approccio alla scrittura romanzesca? (visto che progetto è anche un libro..)

“Senza troppi tecnicismi. Il mio desiderio è regalare alla storia e al repertorio di Enzo Carella  quella luce che ha sempre meritato, ma che ha visto per troppo poco tempo. Questo per dire che è stato tutto molto naturale, non mi reputo uno scrittore”. 

Qual e’ il tuo brano preferito di Carella e perché? Qual é il suo più grande lascito a tuo avviso?

“Non c’è un brano in particolare, ognuno nasconde dentro di sé tanti mondi diversi che mi piace raggiungere sempre. Il suo lascito direi che è l’autenticità, il desiderio di scrivere canzoni a prescindere dal mercato”. 

Che cosa ti piace in particolare della scrittura psichedelica di Panella e qual è il suo testo che ami maggiormente e perché? 

“Anche in questo caso non saprei dirti un testo in particolare, ma potrei prendere come esempio “Parigi” che mi dimostra come si possa galleggiare sulla malinconia, scrivendo attimi di tristezza senza appesantire mai, ma lasciando anzi spazio a nuovi respiri e sguardi inaspettati verso il nostro “io” più profondo”.