Hip-hop 1 Giugno 2011

Hot Sauce Committee Pt. 2

Disco immediato, dall'impatto piacevole e divertente, che pur senza manifesti stravolgimenti sonori, conserva un apprezzabile e molto interessante spirito crossover “reazionario”

Artista
Beastie Boys
Etichetta
Capitol

Sono passati ben venticinque anni dal travolgente esordio discografico, Licensed To Ill, del trio rap newyorkese bianco, pioniere di stilemi musicali “altri” e fucina creativa di un hip hop contaminato e stravagante. Hot Sauce Committee Pt. 2 è l’atteso ritorno di MCA, Mike D e AdRock; è l’album dei Beastie Boys ripetutamente rinviato anche a causa di vicissitudini personali: il linfoma alla ghiandola salivare di Adam Yauch, alias MCA; è la Part. Two, di una Part. One mai nata. L’uscita del disco è stata inoltre anticipata da uno streaming integrale al Madison Square Garden e da un cortometraggio dal titolo Fight For Your Right Revisited.

Hot Sauce Committee Pt. 2 è un album che recupera i fasti del passato, che rivive ironicamente le tradizionali sonorità anni Novanta già proposte dalla band. Sapori d’annata dunque, di un hip hop che si mescola sapientemente ai sample, all’elettronica e a sfumature campionate anche grazie alle collaborazioni del dj Mix Master Mike e del tastierista e arrangiatore Money Mark Nishita e al mixing di Philippe Zdar. Refrain taglienti, scratch graffianti e synth corrosivi vengono modulati e lasciati confluire all’interno di sedici tracce, per un ritorno alle origini. Percorrendo traiettorie classiche, si parte con Make Some Noise e Nonstop Disco Powerpack, e si procede percependo le voci robotiche di Ok e il featuring di Too Many Rappers con Nas. C’è posto anche per incursioni più ruvide e dure (Lee Majors Come Again), atmosfere dense (Long Burn The Fire) e virate reggae (Don’t Play No Game That I Can’t Win, cantata da Santigold).

Un album che non presenta innovazioni ed evidenti sferzate di novità; ancorato alla tradizione, ma ben fatto. Hot Sauce Committee Pt. 2 non punta alla rivoluzione, semmai a un rinnovamento retrivo. È un disco immediato, dall’impatto piacevole e divertente, che pur senza manifesti stravolgimenti sonori, conserva un apprezzabile e molto interessante spirito crossover “reazionario”.