Ambient/Elettronica 13 Febbraio 2013

Django Unchained

La sua è una dimensione estetica elegante e sofisticata, con un forte distacco dalla filmografia precedente di Tarantino..

Etichetta
Warner Bros

Dopo un’attesa spasmodica esce Django Unchained l’ultimo film di Quentin Tarantino. Ci troviamo nel Texas negli Stati Uniti d’America nel 1958, il nostro eroe è Django, uno schiavo di colore venduto dal suo proprietario di piantagione perché aveva tentato di fuggire con la moglie. Il cacciatore di taglie King Shultz intercetta i negrieri che hanno comprato Django e decide di acquistarlo perché questi conosce i tre ricercati a cui Shultz sta dando la caccia. In cambio gli dona la libertà dando inizio ad un sodalizio in cui Django verrà istruito come bounty-killer da Shultz che lo aiuterà a liberare la moglie.

La pellicola è un omaggio a Django di Sergio Corbucci, ma risulta evidente sin dall’inizio del film come si discosti dai clichè del genere spaghetti western. La sua è una dimensione estetica elegante e sofisticata, con un forte distacco dalla filmografia precedente di Tarantino, l’impostazione ha una progressione lineare (a parte qualche flashback narrativo), rinuncia a molti virtuosismi visivi e i piani sequenza sono rari. Inoltre, balza subito all’occhio come in Django Unchained abbia fatto riferimento alla grammatica tipica del cinema di Howard Hawks e John Ford rispetto al suo sempre caro Sergio Leone.
La regia rimane comunque raffinata e impeccabile, ma quando viene a mancare il personaggio del Dottor Shultz, il film precipita e il celebre citazionismo tarantiniano cede il passo ad una totale mancanza di idee. La scena della sparatoria nella grande casa a Candyland è scopiazzata da Kill Bill, sia per i movimenti di macchina, sia per le battute identiche di Beatrix Kiddo, alias Black Mamba ( Uma Thurman), e il finale si riduce ad una vera e propria parodia delirante del cinema Western.

Cristoph Waltz ci offre un’interpretazione magistrale regalandoci un altro personaggio carismatico ed epico. Insieme a lui Samuel L. Jackson è superbo nel personaggio di Stephen, e Di Caprio nella parte di Calvin Candie ci offre un’altra grande prova del suo indiscutibile talento.
Lodevole come sempre la colonna sonora del film: la musica, che ha sempre avuto un ruolo imprescindibile e di accompagnamento nel cinema di Tarantino, in Django Unchained avvolge e immerge lo spettatore con il sound anni Settanta all’italiana, la black music e con magnifiche colonne sonore western. Tra le canzoni troviamo anche nomi di importanti artisti internazionali come John Legend e Rick Ross.

In conclusione il film rimane un magnifico divertissement a cui però il regista aggiunge ben poco, sembra non esserci una propria visione/rielaborazione originale, ma solo un buon esercizio di stile di pura rievocazione e contemplazione.

VOTO: 3/5